Manovra, ecotassa divide Lega-M5s. Conte convoca vertice con Di Maio e Salvini

Contraria all'ecotassa anche Giorgia Meloni

Che paradosso: la tassa sulle emissioni delle auto rischia di inquinare i rapporti nella maggioranza. Si consuma sulla gabella per le auto poco green l'ennesimo scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle sulla strada della legge di Bilancio.

A seminare il panico è un emendamento firmato dal capogruppo del Carroccio, Massimiliano Romeo. La proposta è quella di dare un bel colpo di spugna alla misura tanto cara ai pentastellati. Il testo è articolato, ma la finalità è chiarissima: abrogare i commi dell'articolo 1 della manovra dal 611 al 620, proprio quelli relativi alla cosiddetta Ecotassa sulle automobili.

Uno smacco insopportabile per i Cinquestelle, che reagiscono duramente. "La Lega deve far pace con se stessa", tuona il sottosegretario allo Sviluppo economico, Davide Crippa, ai microfoni di Radio Capital. "L'emendamento era stato approvato alla Camera, quindi se ci sono dei correttivi da fare e c'è un dibattito aperto, ben venga, ma l'idea di sopprimere la misura mi sembra totalmente in contrasto con il contratto di governo, che prevede la penetrazione delle auto elettriche", spiega l'esponente M5S.

Da Palazzo Chigi, però, chiariscono che "non c'è nessun braccio di ferro" in atto sull'ecotassa. Anche se nella serata di domenica 16 dicembre si terrà un vertice nell'ufficio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al quale prenderanno parte anche i vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il titolare del Mef, Giovanni Tria, il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, e i sottosegretari all'Economia, Laura Castelli e Massimo Garavaglia.

Al centro dell'incontro ci saranno ovviamente la manovra, che entro martedì sarà in aula al Senato, e la trattativa con Bruxelles per evitare la procedura di infrazione Ue, ma sarà anche l'occasione per chiarire le posizioni interne alla maggioranza. Anche sull'ecotassa, ovviamente, sulla quale serve una sintesi al più presto, visto che né la Lega, né tantomeno i Cinquestelle sembrano intenzionati a fare un passo indietro. Senza contare gli allarmi che arrivano dal mondo delle imprese e dai sindacati. Secondo la Cgia di Mestre, ad esempio, la legge di Bilancio costerà alle aziende italiane la bellezza di 4,9 miliardi nel 2019, di cui 3,1 miliardi graveranno sulle imprese non finanziarie e 1,8 sugli istituti di credito e le assicurazioni. "Grazie all'aumento della deducibilità dell'Imu sui capannoni, al ripristino delle detrazioni sulla formazione 4.0 e all'impegno di abbassare i premi Inail, alla Camera la maggioranza ha diminuito, rispetto al testo uscito da Palazzo Chigi, da 6,2 a 4,9 miliardi l'aggravio sulle imprese provocato dalla manovra. Uno sforzo importante, ma non ancora sufficiente", spiega il coordinatore, della Cgia, Paolo Zabeo. Che avvisa: "Le aspettative degli imprenditori, in particolar modo in materia fiscale, sono state ampiamente disattese". Campanelli d'allarme che Di Maio e Salvini non possono e non vogliono ignorare.

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