E' scontro Pd-Pdl su election day: Governo a rischio

Roma, 15 nov. (LaPresse) - Il dibattito sull'election day turba i partiti e rischia di far cadere il Governo dei tecnici. Il Pdl, dopo la decisione da parte del Viminale di fissare al 10 e 11 febbraio le elezioni regionali in Lombardia, Lazio e Molise, definita ieri "un errore madornale" da Angelino Alfano, non intende indietreggiare.

L'incidente, assicura il segretario, non assumerà la forma di un improvviso mal di pancia sulla legge di stabilità - "è fatta nell'interesse dell'Italia, il nostro voto non è in dubbio", sottolinea - ma tutto rimarrà fermo in attesa del Consiglio dei ministri di domani. Che il clima sia teso, è dimostrato dal fatto che il segretario del Pdl decida in un primo momento, in mattinata, di non partecipare alla tavola rotonda organizzata dall'assemblea nazionale della Cna all'Auditorium della Conciliazione in cui dovrebbe intervenire con Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini, ricreando l'asse Abc di una maggioranza che scricchiola.

"Avrà avuto altro da fare, io ci sono", commenta Bersani ma pochi minuti dopo Alfano cambia idea e decide di presentarsi. "Sulla crisi di Governo molto dipende da Bersani - sottolinea al suo arrivo - se insiste a imporre una tassa da 100 di milioni di euro. Non andremo appresso a un capriccio che coincide con una sua follia per votare 25 o 27 giorni prima della presentazione delle liste per le politiche. Speriamo che il Governo stoppi la tassa che il Pd intende mettere sulle spalle degli italiani. La mediazione non spetta alle forze politiche, è il Governo che deve decidere. Io non ho da mediare nulla. Il Governo ha un Consiglio dei ministri domani, noi valuteremo le decisioni del Governo", avverte.

E se Bersani ribadisce ancora una volta che "leggi alla mano le Regioni devono andare a votare", che "le politiche hanno una scadenza naturale e salvo riflessioni diverse di Governo e presidente della Repubblica, non è materia nostra", mentre "nelle nostre mani c'è solo un fatto nuovo, fare una nuova legge elettorale in tempi rapidi", a tentare una mediazione è il presidente del Senato Renato Schiafani, anch'egli presente all'assemblea della Cna: "Sono fiducioso del fatto che si possa trovare una soluzione che accontenti tutti - spiega - e che consenta al nostro Paese di non vivere momenti di tensione come quelli che stiamo vivendo in questo momento".

Alla possibilità di un voto anticipato, però, apre anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: "Al di là della disputa sulla data delle elezioni, se si sfasano le Regionali e le Politiche abbiamo 5 mesi di campagna elettorale con la conseguente paralisi dell'azione di Governo e Parlamento. Io credo che trovare un'intesa sulla legge elettorale e andare subito al voto è un vantaggio per tutti". Preoccupato, al punto di preferire un no comment, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "Di questo ora non parlo", risponde ai cronisti a margine degli stati generali della cultura al teatro Eliseo di Roma. La palla, adesso, passa al Governo. Tocca al premier Mario Monti e ai suoi ministri la responsabilità di decidere se fare una retromarcia sulla data del voto o rischiare di non arrivare a mangiare il panettone.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata