Due anni dal referendum costituzionale: perché l'Italia non è più la stessa

Renzi 'ridotto' a senatore semplice mentre il Cnel resiste, Salvini e Di Maio star dei social e Mattarella arbitro a volte costretto a intervenire

4 dicembre 2016 - 4 dicembre 2018: due anni dopo è un'altra Italia. La bocciatura - finì 59 a 41 - del referendum costituzionale ha segnato uno spartiacque nella vita politica (e non solo) del nostro Paese. Adesso, chi doveva aprire i palazzi delle istituzioni "come scatolette di tonno" siede al tavolo delle decisioni ed esulta dai balconi di quegli stessi palazzi (vedi Luigi Di Maio & co. fuori da palazzo Chigi) per un decreto approvato.

Beh, si dirà, ne hanno fatto di strada: dall'opposizione senza quartiere al Governo. Il M5S come la Lega, 'orfana' del resto del centrodestra. Matteo Salvini, che prima - comodamente seduto a cena nel grande salone di Arcore - premeva per andare alle urne e si augurava di avere anche solo un voto in più 'dell'amico' Berlusconi per prendere in mano la coalizione, si ritrova vicepremier e ministro dell'Interno, a dettare dai social l'agenda del 'governo del cambiamento'.

È proprio sul 'No' al referendum che M5S e Lega si sono ritrovati per la prima volta dalla stessa parte della barricata. "Più potere alla classe politica che ci ha massacrato, meno diritti per noi, immunità per politici corrotti #iodicono", twittava Di Maio, allora 'semplice' vicepresidente della Camera prima del referendum. "Una sola parola agli italiani: grazie. È stata la vittoria della partecipazione, dell'orgoglio, della libertà. Alfano sempre più incupito...", gioiva il giorno dopo Salvini.

All'indomani del referendum i sondaggi raccontavano di un testa a testa tra Pd e M5S intorno al 29-30% e la Lega ferma al 12%. In due anni i grillini hanno quasi doppiato i dem, per poi - dal 4 marzo ad ora - farsi raggiungere e ampiamente superare dal Carroccio, che dal 18% dei consensi racimolato alle Politiche, viene attestato adesso stabilmente sopra il 30%.

Cambiati gli attori in campo, cambiata la comunicazione. Se già Matteo Renzi aveva 'sdoganato' la politica fatta di selfie e social, Di Maio, Salvini e i loro ministri hanno rivoluzionato ogni vecchia liturgia istituzionale. Le notizie (anche quelle riservate, stando al procuratore di Torino Spataro) arrivano su Twitter. Gli attacchi agli avversari, così come le difese di padri e parenti, in diretta Facebook da dietro una scrivania o dai tetti di Roma. Anche portavoce e social media manager, prima 'confinati' al backstage e ad essere conosciuti solo tra gli addetti ai lavori, adesso calpestano la scena, per nulla timidi nei panni di 'attori' della politica. E se il Cnel, la cui abolizione era prevista dalla riforma costituzionale targata Boschi-Renzi, è vivo e lotta insieme a noi, l'ex premier - dopo aver lasciato la poltrona di palazzo Chigi e la segreteria del Pd ed essere ritornato a guidare il Nazareno "ascoltando la gente che mi ha chiesto di farlo", adesso si ritrova - per sua stessa ammissione - "senatore semplice di Scandicci".

Nessun passo indietro, comunque. Tra una lezione alla Stanford University di Firenze, una conferenza in Cina e qualche incontro con i protagonisti della politica internazionale (mercoledì a Bruxelles vedrà Timmermans e Vestager) l'ex premier non perde occasione sui social per difendersi e 'smontare' quelle che definisce fake news contro di sé e il suo Governo.

Il Pd, nel frattempo, è precipitato nei sondaggi e ora toccherà al congresso stabilire chi sarà il nuovo segretario che dovrà provare a dargli un futuro. Renzi resta dietro le quinte e smentisce le voci sulla volontà di formare un nuovo partito, ma la politica - diceva Bismarck - è l'arte del possibile. Chissà che anche per i gialloverdi non arrivi un 4 dicembre. Le opposizioni, comprensibilmente, aspettano fiduciose.

Chi, ormai sempre più spesso, non può limitarsi a guardare è invece Sergio Mattarella. In un mondo 'nuovo', veloce e 'leggero' la presidenza della Repubblica sembra star lì, sul Colle più alto, a ricordare quali siano le responsabilità delle istituzioni. Non certo paladina di vuote liturgie passate, ma garante dei valori fondanti della Repubblica. Ecco allora i continui richiami, rivolti spesso e volentieri agli studenti delle scuole e degli atenei di tutta Italia, ma destinati in realtà a chi siede nelle stanze dei bottoni. Ragionamenti difficili da sintetizzare in 140 caratteri, ma spesso di sicuro successo 'social'.

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