Dl Sicurezza, via libera a stretta sull'asilo. Ira dei medici sul Daspo in ospedale

Ampliato il ventaglio dei reati che provocano la revoca del titolo di rifugiato, via la protezione umanitaria ai cosiddetti "profughi turistici"

Alla fine il decreto-bandiera di Salvini ha ottenuto il via libera del Colle. Fulcro della norma è, come più volte annunciato, il giro di vite sul diritto d'asilo. All'interno tutti i punti previsti: dall'abolizione della protezione umanitaria (sostituita con permessi per meriti civili o per cure mediche o se il Paese di origine vive una calamità naturale), al raddoppio dei tempi di trattenimento (da 90 a 180 giorni) nei Centri di permanenza per il rimpatrio.

Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dal sistema Sprar.

Viene ampliato il ventaglio dei reati che provocano la revoca del titolo di rifugiato (violenza sessuale, spaccio di droga, violenza a pubblico ufficiale) e viene disposta la revoca della protezione umanitaria ai cosiddetti "profughi turistici", a coloro i quali cioè fanno più volte rientro al Paese di origine per poi tornare in Italia.

E' decaduto il meccanismo condanna-sospensione per quei richiedenti che compiono reati gravi. Rimane la tanto criticata norma del primo grado di giudizio ma non c'è più l'automatismo di lasciare il territorio nazionale. Se il soggetto è stato condannato, è previsto che "il questore ne dà tempestiva comunicazione alla Commissione territoriale competente, che provvede nell'immediatezza all'audizione dell'interessato e adotta contestuale decisione".

Ma il nodo legislativo che sta infiammando il dibattito nelle ultime ore è il Daspo nei presidi sanitari, che ha provocato perplessità e sconcerto della Federazione nazionale degli Ordini dei medici. Un provvedimento che all'articolo 21, con l'obiettivo di scongiurare le aggressioni a medici e operatori sanitari, prevede l'allontanamento di chi intralcia il lavoro dei camici bianchi.

Ora il decreto è alla prova del Parlamento che dovrà tenere ben presente il monito di Mattarella che indica la Costituzione come unico faro da seguire.

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