Dl fisco, Salvini: "Conte leggeva e Di Maio scriveva. Non passo per scemo". Il leader pentastellato: "Non sono bugiardo"

Il ministro dell'Interno sul giallo della 'manina': "Lo abbiamo scritto tutti insieme". L'attacco al M5S: "Avete presentato 81 emendamenti al decreto sicurezza, non siete all'opposizione"

Botte da orbi. Rigorosamente a colpi di dirette Facebook. Salvini e Di Maio alimentano lo scontro senza filtri, con un solo punto fermo: il governo durerà cinque anni. Anche se a dire il vero, ascoltando le parole pronunciate dai due leader del governo giallo-verde, non si direbbe. Le accuse vengono lanciate senza colpo ferire. Il pomo della discordia è sempre il maxi-condono spuntato magicamente nel decreto legge fiscale.

Matteo Salvini improvvisa una diretta sui social dal lago di Toblino, mettendo in chiaro che "per scemo non ci passo. Io sentirò tutti, però inizio ad arrabbiarmi perché in quel Consiglio dei ministri Conte leggeva e Di Maio scriveva - affonda Salvini -. A me del condono non me ne frega un accidente. La Lega è nata per dare lavoro e ridurre le tasse, non per condonare. Se qualcuno era distratto, non dia colpe ad altri. Il decreto lo abbiamo scritto tutti insieme", attacca Botta, si diceva. E risposta...

Il capo politico del Movimento 5 Stelle non se la lascia scappare e, dal suo studio di palazzo Chigi, sbatte i pugni sul tavolo: "Io non ci sto a passare per bugiardo e neppure per distratto". Durante la riunione dell'esecutivo, spiega il titolare del Mise, "non si è mai parlato di condono penale e di fondi esteri. Se lo si fosse fatto se ne sarebbe accorto anche Salvini".

Semplici schermaglie o l'inizio di una crisi? Tra i due, che non si risparmiano 'dichiarazioni di stima' a vicenda, il punto di attrito resta il decreto legge fiscale, ma non solo quello.

Dalla Lega è infatti è partito il tam tam su tutti quei provvedimenti da cui emergono divergenze lampanti: abolire la sanatoria sugli immobili di Ischia (fortemente sponsorizzata dallo stesso Di Maio), bloccare l'aumento dell'Rc auto che peserebbe al Nord e, non per ultimo, il dl sicurezza e immigrazione, a cui i pentastellati hanno posto ben 81 emendamenti "come fossero all'opposizione" lamenta il leghista. Ragazzi non si fa così tra alleati di governo, se c'è qualcosa che non va si parla - avverte - Spero che la notte porti consiglio, io mantengo i patti e vado avanti. Ma se presentate 81 emendamenti, la tirate lunga sulla legittima difesa e qualche ministro si sveglia sull'autonomia".

Il Carroccio è pronto a presentare un emendamento a dl Genova. Insomma è questo il prezzo per cancellare quella frase evidenziata da Di Maio durante la trasmissione di Bruno Vespa. Il capo politico M5S, a sua volta, ribatte: "Non è colpa mia se io e Salvini non ci siamo potuti ancora confrontare sugli emendamenti presentati al dl Sicurezza e sui nodi da sciogliere". Poi colpisce di fioretto: "È legittimo stare in campagna elettorale in Trentino, per carità. Ma non ci si puo lamentare da una diretta Facebook, abbiate pazienza. Io sono qui". La resa dei conti, comunque, è rimandata a sabato mattina, quando si uscirà dal web e si entrerà a palazzo Chigi. 

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