Dl Dignità passa l'esame alla Camera. Ora 'sfida' finale al Senato: ipotesi fiducia
Il provvedimento che porta la firma del ministro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio ha incassato 312 sì

Il primo scoglio è superato: il decreto Dignità passa alla Camera con 312 voti favorevoli, 190 contrari e nessuna astensione. Adesso il passaggio definitivo al Senato, dopodiché Luigi Di Maio e i suoi potranno stappare la bottiglia di champagne. O meglio, di spumante, ma questo è solo il passo d'avvio per il M5S nella nuova veste governativa.

SCHEDA - Dai gratta e vinci al lavoro: tutte le novità

È un decreto '2.0' quello che esce dall'esame di Montecitorio, secondo il ministro dello Sviluppo economico, che applaude al lavoro dei deputati: "È stato migliorato rispetto a quello varato dal Consiglio dei ministri". Ma soprattutto è sparita la famigerara "manina" sui possibili effetti sulla disoccupazione.

Anzi, tra le novità introdotte spicca il rinnovo per un altro biennio (2019-2020) del bonus sulle assunzioni agli under 35. La misura frutterà 31.200 nuovi contratti stabili, con un esonero contributivo in media di 2.650 euro. Inoltre, i contratti a tempo determinato senza causali che superano i 12 mesi, verranno trasformati 'automaticamente' in tempo indeterminato. 'Salvi' anche i portuali, esclusi dalla stretta sui contratti di somministrazione (passa infatti al 30% la quota di contratti a tempo indeterminato da non superare con accordi a tempo determinato e di somministrazione, appunto).

Uno dei punti messi a segno da Lega e M5S è quello sui voucher. Si tratta di una mezza vittoria a testa, per le due forze di governo: perché valgono per aziende agricole, alberghiere e strutture ricettive che operano nel turismo, ma che abbiano solo fino a 8 dipendenti e il monte orario non superi l'arco dei 10 giorni. Invece, per quel che concerne gli aumenti dei contributi per i rinnovi dei contratti a tempo determinato, "non si applicano ai contratti di lavoro domestico".

Sui giochi invece è successo pieno per Di Maio. Che porta a casa lo stop alle pubblicità, con tanto di sanzioni aumentate del 20% per chi viola il divieto, oltre all'obbligo di utilizzare la tessera sanitaria (dal 2020) per accedere alle macchinette per scoraggiare i minori, il logo 'No slot' concesso dal Mise tramite i Comuni per bar e strutture che le dismettono o si impegnano a dismettere le apparecchiature di gioco e la dicitura che avvisa sui danni derivati dal gioco su tutti i 'gratta e vinci', sulla falsa riga di quello che avviene già da anni con le sigarette.

Per le aziende che delocalizzano prima che siano trascorsi 5 anni da quando hanno ottenuto finanziamenti pubblici, il decreto Dignità prevede sanzioni per scoraggiare chi pensa di andar via dall'Italia. Gli introiti delle 'multe' saranno poi riassegnati a un fondo finalizzato al "finanziamento di contratti di sviluppo ai fini della riconversione del sito produttivo".

Nel 2018, poi, professionisti e aziende titolari di crediti con la Pubblica amministrazione, ma che hanno anche un debito con lo Stato, potranno portare in compensazione le due somme. Infine il provvedimento tocca anche il mondo della scuola. Perché viene cassata una norma della Buona scuola che prevede un tetto di 36 mesi ai contratti a tempo determinato per i docenti e il personale scolastico. Non solo, perché per i diplomati magistrali e i laureati in scienze della formazione, sarà bandito un concorso da cui poi si attingerà per le immissioni in ruolo. Ma non prima di aver esaurito le assunzioni dei vincitori del concorso 2016, che saranno chiamati in quota pari del 50% con chi è iscritto nelle Gae. Tutto questo a patto che dal prossimo fine settimana il Senato non rimetta mano al testo. Motivo per il quale non è escluso che il governo, alla fine, non possa decidere di porre la fiducia. 

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