Dl dignità, M5s contro Boeri: "Si dimetta: non è un tecnico ma un politico"

Nel frattempo continua il pressing dei partiti per modificare il decreto Dignità, e filtra l'idea di un'intesa M5S-Lega per introdurre le norme attraverso un apposito periodo transitorio

La bufera che ha investito i rapporti tra il governo e il presidente Inps Tito Boeri non è passata, anzi. Rischia di trasformarsi in un vero e proprio uragano, perché il giorno dopo la turbolenta audizione del numero uno dell'Istituto il M5s torna all'attacco.

"Per quanto ci riguarda dovrebbe dimettersi", ha detto il capogruppo M5S alla Camera Francesco D'Uva. "Io non ho il potere Di rimuovere questa persona, o scade oppure resta lì", dice Luigi Di Maio. Che poi incalza: "Noi più che dire come normali cittadini che si dovrebbe dimettere, non possiamo fare altro". Nell'audizione, chiesta fortemente dalla commissione parlamentare dopo il caso 'manina' sulla relazione tecnica in cui compariva la stima degli 8mila posti di lavoro a rischio ogni anno per effetto delle nuove disposizioni sui contratti a tempo determinato, Boeri aveva attaccato duramente il governo.

"Affermare che le relazioni tecniche esprimono un giudizio politico significa perciò perdere sempre più contatto con la crosta terrestre, mettersi in orbite lontane dal nostro pianeta", aveva detto, con Di Maio nell'obiettivo. Aggiungendo che "non posso neanche prendere in considerazione le richieste di dimissioni on line e le minacce da parte di chi dovrebbe presiedere alla mia sicurezza personale", ovvero il ministro degli Interni Matteo Salvini. Parole che avevano suscitato l'ira dei diretti interessati e la forte irritazione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha giudicato i toni usati come "inaccettabili" e le espressioni "fuori luogo", a maggior ragione perché arrivavano da una figura che, è stato il ragionamento, dovrebbe mantenere un profilo squisitamente tecnico.

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