Dl Dignità è legge, Di Maio esulta: "Cittadini segnano un punto". Pd: "Parlamento umiliato"
Via libera con 155 sì, 125 no e un astenuto. Il ministro festeggia, bagarre in aula

"Cittadini 1-sistema 0". Usa la metafora sportiva Luigi Di Maio, per commentare l'approvazione al Senato del (suo) decreto Dignità che, grazie ai 155 sì (125 i no e 1 astenuto), diventa ufficialmente legge dello Stato, sotto gli occhi del premier, Giuseppe Conte, di ritorno dai sopralluoghi a Bologna e Foggia. E' la prima norma targata Movimento 5 Stelle da quando ha conquistato la maggioranza e dato vita al governo con la Lega. "Dopo anni è stato approvato il primo decreto non scritto da potentati economici e lobby", esulta il ministro dello Sviluppo economico al termine della seduta, sottolineando più di non essere ricorso alla fiducia. L'accordo con la Lega regge infatti anche alla prova di Palazzo Madama, quella in teoria più dura, perché i voti di scarto dalla minoranza sono risicati. La dimostrazione di forza arriva soprattutto nelle commissioni Finanze e Lavoro, dove l'esame del provvedimento si è aperto e chiuso nel giro di un week end nonostante l'ostruzionismo delle opposizioni. Sterile, perché in aula Carroccio e pentastellati sono andati anche senza relatori.

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Non sono mancati ovviamente i momenti di nervosismo, in particolare con il Partito democratico. Il capogruppo, Andrea Marcucci, ha parlato di "l'umiliazione subita dal Senato", perché è stata impedita una discussione più approfondita. Il decreto licenziato dalla Camera non più tardi di una settimana fa, nell'altro ramo del Parlamento non ha infatti subito modifiche. A fine seduta il Pd ha così inscenato una protesta in stile grillino, con tanto di cartelli: "80mila posti in meno. Bye bye lavoro", a cui il Cinquestelle ha risposto intonando il coro "di-gni-tà, di-gni-tà".

Lo 'show', però, è stato stoppato subito dal presidente Casellati: "Non siamo all'asilo". Ora che il decreto Dignità è legge, non spaventa più nemmeno la famosa 'manina' sul rischio disoccupazione. "Chi crede ai numeri dell'Inps sugli 8mila posti di lavoro in meno all'anno, allora non può non credere anche all'altra stima che lo stesso istituto ha fatto dopo la conversione in aula: cioè che ci saranno 62mila posti in più in due anni con gli incentivi per gli under 35", dice ancora Di Maio. Supportato dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro: "Il cambiamento diventa realtà".
 

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