Dl dignità, Cazzola: "Nessuna manina, tutto già nel testo. È autorete Di Maio"
Il giuslavorista ed ex parlamentare del Pdl sul sospetto sollevato da Di Maio che nell'Inps qualcuno avesse cambiato le previsioni sulle perdite dei posti di lavoro (passate da 8mila a 80mila nella relazione tecnica)

E se alla fine non esistesse nessuna manina dello scandalo nel dl dignità? Dopo che Luigi Di Maio aveva sollevato il sospetto che nell'Inps qualcuno avesse cambiato le previsioni sulle perdite dei posti di lavoro (passate da 8mila a 80mila nella relazione tecnica), ecco che sul mistero interviene la voce autorevole di Giuliano Cazzola. "La tabella con i dati è un foglia di fico già volata via, l'equivalente è nel testo della legge. Non si può dare la colpa a nessuno, non c'è nessuna manina che inserisce un comma", spiega a LaPresse il giuslavorista ed ex parlamentare del Pdl.

Professore può spiegarci meglio la sua analisi?

"Se si guarda all'art 14 comma 2 si scopre che gli articoli relativi alla controriforma dei contratti a termine hanno una copertura finanziaria. Ma se la riforma costa così tanto che bisogna coprirla, forse vuol dire che l'occupazione aumenta? No, si parte dal presupposto che l'occupazione diminuisce, quindi diminuiscono il monte retributivo e le entrate fiscali, altrimenti non si capirebbero le coperture. È solo la fotografia della norma. Il boomerang è qui, non bisogna scomodare Boeri o la Ragioneria di Stato".

Che idea si è fatto della bagarre con l'Inps?

"I pentastellati sono dei cialtroni, degli arroganti e degli incapaci. Hanno fatto un casino su una tabella che è prudente, è un'autorete di Di Maio. Nella nota congiunta si butta la colpa all'Inps, con Tria che dice la tabella non ha basi scientifiche. Dire che una tabella non ha fondamenti è come dire che fuori c'è il sole, è ovvio. Chi fa la bollinatura è la Ragioneria, si è assunta la responsabilità delle tabelle dell'Inps. Erano stati loro a chiedere all'istituto quei dati, non è che Boeri fa la tabella da casa. Sono cose che fanno gli uffici, chi fa i conti deve avere un minimo di terziarietà e fiducia".

E la posizione di Boeri?

"C'è una seconda storia in questa vicenda: Salvini vuole cacciare Boeri, mentre Di Maio, anche se è un po' la parte lesa, ha bisogno di Boeri perché è l'unico intellettuale di buonsenso e di prestigio che lo copre nella grande stronzata dei vitalizi e delle pensioni d'oro".

In linea generale come giudica le modifiche ai contratti a tempo?

"Per me saranno un disastro: loro prendono come assunto che le imprese devono assumere con qualunque regola. Ma la realtà dice che piuttosto che assumere con regole severe non assumeranno, oppure lo faranno non come prima. Questo è un colpo mortale che si dà all'occupazione. Ma se un'impresa non assume non cresce.

Come reputa invece le misure su delocalizzazione e ludopatia?

"La delocalizzazione è una barzelletta, perché un Paese non può fare quello che gli pare e pensare che gli altri stanno fermi. È come la storia dei dazi: chi li fa rischia di prenderli. Per la ludopatia le entrate del gioco sono una delle delle fonti di gettito maggiore per l'Erario, tagliamo i rami dove stiamo seduti. È come rompere il termometro per guarire dalla febbre, la ludopatia va combattuta in altri modi. È una malattia che va curata, perché è una dipendenza come quella dal fumo o dall'alcol". 

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