Diffamazione, ddl si arena in Senato: ok tagli a multe

Roma, 29 ott. (LaPresse) - Il disegno di legge che intende modificare la disciplina del reato di diffamazione a mezzo stampa si arena al Senato. Mentre fuori dal palazzo è forte la spinta che deriva dalla vicenda Sallusti (il direttore de Il Giornale è stato condannato a 14 mesi di carcere per un articolo diffamatorio scritto da un suo redattore quando era alla guida di 'Libero' e le lancette dell'orologio della sospensione della pena continuano a scorrere) all'interno dell'Aula di palazzo Madama il provvedimento rischia di 'ritornare al via'. E' la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, a inizio seduta, a chiedere che il testo torni in commissione Giustizia. "Nei diversi gruppi è emersa una rivolta contro l'accordo che si era composto attorno ad alcuni emendamenti cui i relatori avevano dato parere positivo - spiega in Aula - per questo chiedo il rinvio del testo in commissione". "La vicenda è complessa e complicata - le risponde il capogruppo del Pdl a palazzo Madama Maurizio Gasparri ma dobbiamo proseguire nell'esame in Aula, altrimenti il rischio è di non avere nessuna legge". E' la ritrovata alleanza tra Pdl, Lega e Coesione nazionale che consente a chi si oppone al ritorno del provvedimento in commissione di strappare un eclatante pareggio (145 no, 150 sì e 5 astenuti: al Senato, però, l'astensione vale come voto contrario e così si arriva al risultato di 150 favorevoli e 150 contrari) di averla vinta. In Aula prosegue l'esame degli emendamenti.

Il Senato dice sì alla riduzione della sanzione massima da 100mila a 50mila euro (punto delicato su cui giovedì era saltato l'accordo) e all'obbligo di rettifica "non oltre 4 giorni dalla richiesta" e "con accorgimenti tecnici idonei al collegamento con l'articolo oggetto della rettifica" anche per le testate telematiche mentre cancella il raddoppio della pena in caso di recidiva e il suo aumento "fino alla metà qualora il fatto sia commesso dall'autore, dal direttore o dal vice direttore responsabile, dall'editore, dal proprietario della pubblicazione in concorso tra loro, o comunque da almeno tre persone" sopprimendo la norma ribattezzata 'anti-macchina del fango'. Poi, però, a causa di un emendamento che, essendo stato riformulato, richiedeva tempo per la presentazione dei sub emendamenti il presidente di turno Vannino Chiti (autore, insieme a Gasparri del ddl) si è trovato costretto a rimandare tutto a domani, non prima, però, di aver rivolto un appello ai colleghi senatori: "Chiedo ai gruppi - ha affermato dallo scranno più alto di palazzo Madama - di fare una riflessione per valutare se si possa andare avanti così, stiamo lavorando in piena assemblea come fossimo in commissione".

L'appuntamento, intanto, è per domani alle 9.30. Dopo gli emendamenti accantonati oggi si dovrà procedere alla votazione dell'articolo 1, quello che cancella il carcere per il giornalista che diffama, stabilisce multe e risarcimento danni, prevede l'obbligo di rettifica anche per le testate on line, la pubblicazione obbligatoria delle sentenze e la restituzione dei contributi per l'editoria da parte di chi viene condannato. Ad ora il voto è previsto a scrutinio segreto e non sono pochi i senatori a non mettere la mano sul fuoco quanto alla sua approvazione. Ecco perché, probabilmente, alla Camera si sta lavorando ad un emendamento 'paracadute': "Non si sa ancora come il ddl esce dal Senato siamo contrari a metterlo in calendario alla Camera - spiega il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini - Riguarda una materia delicata e controversa che ha avuto un'accelerazione per risolvere il 'caso Sallusti'. Poiché la materia va affrontata con calma, abbiamo proposto che venga presentato un emendamento limitato a quel caso".

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