Diciotti, Salvini prepara relazione 'sobria'. Piantedosi smentisce il tribunale dei ministri

A poche ore dal d-day, dai verbali emerge che il capo di gabinetto del Viminale ha affermato che a bordo della nave "non si poteva escludere la presenza di soggetti pericolosi"

La dissidenza grillina è carsica e sparuta, la Lega è apparecchiata e inquadrata: non sono previste sorprese. E' tutto pronto per mandare in scena il primo vero test, in Aula, del governo. Mercoledì in Senato si vota sull'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, indagato per il caso della nave Diciotti. Politicamente si ostenta tranquillità. Il leader della Lega, che non solo sarà in aula ma terrà anche una relazione (che riferiscono sarà sobria e tecnica) tiene un profilo basso "convinto della ragionevolezza delle sue ragioni". Lato Cinque Stelle la situazione è più movimentata, con un esiguo numero di ribelli, tra cui Elena Fattori e Paola Nugnes sui quali pesa la spada di Damocle del repulisti.

Intanto a poche ore dal d-day, emergono i verbali degli interrogatori tenuti a Catania da cui risulta che il capo di gabinetto del Viminale, Matteo Piantedosi (smentendo il Tribunale dei ministri) ha affermato che a bordo della nave "non si poteva escludere la presenza di soggetti pericolosi". Non esisteva, sostiene il prefetto, un allarme specifico ma "generalizzato" sulla possibile presenza di infiltrati. Eppure a pagina 43 della relazione del tribunale di Catania si legge che "nessuno dei soggetti ascoltati da questo tribunale ha riferito di informazioni sulla possibile presenza tra i soggetti soccorsi di 'persone pericolose' per la sicurezza e l'ordine pubblico nazionale".

Comunque ora la questione diventa politica e l'assetto è il seguente: mercoledì prenderà la parola il presidente della Giunta per le Immunità, Maurizio Gasparri, che ripercorrerà la vicenda e illustrerà la proposta votata dall'organo di Palazzo Madama su cui si dovranno esprimere i senatori. Poi sarà la volta del leader leghista che, dicono fonti a lui vicine, si limiterà a riferire le motivazioni della sua azione: non ci fu alcun sequestro di persone ma in quei giorni venne presa una decisione collegiale nell'interesse del Paese. Concetto che hanno messo nero su bianco anche il premier, Giuseppe Conte, il vicepremier, Luigi Di Maio e il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli.

E Salvini? Mette davanti a ogni cosa la scaramanzia e liquida la questione con un "sono sereno ma non si sa mai".

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