M5s, candidato a Corleone scivola sui mafiosi. Di Maio: "Va espulso"

Il pentastellato siciliano ha aperto al dialogo con le famiglie dei boss e aveva pubblicato una foto con il nipote di Bernardo Provenzano. Il vicepremier annulla il comizio: "Ci aspettavamo scuse, non arroganza"

Il candidato sindaco M5s al comune di Corleone Maurizio Pascucci apre al dialogo con le famiglie dei mafiosi e posta una foto con il nipote di Bernardo Provenzano e Luigi Di Maio va su tutte le furie. Il vicepremier annulla il comizio previsto nella città siciliana, che fu roccaforte della Cosa Nostra stragista, e prende immediatamente le distanze. "Non posso correre il rischio che un ministro, lo Stato, salga su un palco dopo quella foto e dopo che c'è stato un appello al dialogo con le famiglie dei mafiosi", dice in un video.

Pur mantenendo il consueto aplomb, il capo politico M5S usa parole durissime. "Sono sicuro che la foto e la dichiarazione sono state fatte in buona fede ma il concetto è pericolosissimo. I voti di quelli non li vogliamo e ci fanno schifo - argomenta ancora - le famiglie che meritano ascolto e vicinanza sono quelle delle vittime di mafia. Faremo piazza pulita dei corrotti e dei mafiosi".

Mentre la polemica impazza, con le opposizioni che attaccano a testa bassa, Pascucci prova a limitare i danni. "Io ho più volte detto che non voglio i voti dei mafiosi. Sono 14 anni che vivo qui, e combatto la mafia", argomenta. Il candidato sindaco spiega che il suo obiettivo era quello di dialogare con "un parente di un mafioso che sceglie di non intrattenere più rapporti con lui", perché "i parenti dei mafiosi che decidono di non dare continuità a questi rapporti non vanno condannati". Insomma, "per combattere i mafiosi bisogna aiutare chi vuole prendere le distanze da loro".

Giustificazioni che Di Maio reputa assolutamente insufficienti. Il capo politico del Movimento infatti chiede ai probiviri di avviare un procedimento disciplinare: Pascucci merita " il massimo della sanzione, cioè l'espulsione dal Movimento 5 Stelle". La volontà espressa dal toscano trapiantato in Sicilia di non fare un passo indietro segna la fine della sua avventura con la compagine pentastellata. "Ci aspettavamo scuse, non arroganza. Questo non è un comportamento da Movimento 5 Stelle - rincara la dose Di Maio - qualora qualcuno della lista fosse eletto, gli verrà subito ritirato il simbolo". 

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