Di Maio 'politicizza' vertenze. Calenda attacca: "Gravissimo errore"
La direttiva del 'superministro' per rendere le vertenze industriali "più umane" non piace all'ex inquilino del Mise

La nuova vita del 'superministro' Luigi Di Maio si apre con una direttiva per rendere le vertenze industriali "più umane". "Ho fatto una circolare interna al ministero che consente ai parlamentari dei territori di stare vicino ai lavoratori o ai datori durante le trattative - è l'annuncio del titolare di Sviluppo economico e Lavoro - Cercheremo di essere il più presenti possibile, lo faremo come parlamentari della Repubblica, lo farò come ministro, anche incontrando e dando forza a coloro che sono in difficolta prima di un tavolo di trattativa". L'obiettivo? Rendere "più umane le procedure che riguardano le sofferenze delle persone", con la partecipazione di due parlamentari di maggioranza e due di opposizione.

L'idea di allargare i delicati confronti del Mise non sembra però piacere a tutti. Il predecessore di via Molise, Carlo Calenda, su Twitter boccia subito la circolare: "Invitare i parlamentari ai tavoli di crisi come disposto da Di Maio vuol dire politicizzare un lavoro tecnico delicato. Sindacati, aziende, istituzioni locali e nazionali hanno la responsabilità di risolvere le crisi. È un gravissimo errore buttarle nello scontro politico".

In attesa di vedere i primi riscontri concreti al riguardo, il ministro muove i primi passi della sua nuova attività, incontrando una dozzina di lavoratori di FedEx, che il 1 giugno scorso hanno fermato il premier Conte per chiedere un colloquio, e l'azienda.

Prendiamo atto che il ministro ha mostrato di conoscere la gravità della situazione, ma per risolvere positivamente la vertenza occorre che il ministero produca il massimo sforzo nell'ambito degli incontri tra le organizzazioni sindacali e l'azienda, al fine di scongiurare i 361 licenziamenti e i 115 trasferimenti minacciati da FedEx e Tnt", commentano tiepidi al termine Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti.

Intanto sul tavolo di Di Maio rimane in primo piano il dossier Ilva. Dal primo luglio, infatti, Arcelor Mittal può formalmente chiudere l'acquisto della acciaierie pur senza un accordo con i sindacati. Sull'ipotesi di chiusura degli stabilimenti il capo politico del M5S rassicura: "Voglio dare un messaggio chiaro a tutti quelli che hanno queste preoccupazioni: qualsiasi decisione sarà presa con responsabilità e attenzione". Visti i tempi strettissimi, i sindacati di categoria Cgil-Fiom, Cisl-Fim e Uil-Uilm hanno scritto una lettera unitaria al ministro per chiedere "un incontro urgente per conoscere le azioni che il nuovo governo intende mettere in campo".
 

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