Luigi Di Maio
Reddito di cittadinanza, Giorgetti: "Difficile attuarlo". Ma Di Maio assicura: "Sarà in un decreto a dicembre"

Tensioni con la Lega sul provvedimento caro al M5s, ma il sottosegretario fa un passo indietro: "Governo unito". La norma "chiave", insieme a quella per le pensioni, sarà collegata alla legge di bilancio

Avanzare come una falange obliqua, sfruttando anche il 'fuoco amico' da Tunisi del comandante (alias il premier) Giuseppe Conte. Dopo la formazione a testuggine, prosegue sempre più in maniera compatta e arrembante la marcia del governo sulla manovra, con il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio in prima fila.

La risposta dell'esecutivo alla Commissione europea arriverà entro il 13 novembre, ma il capo politico del M5S su Facebook prova a fare chiarezza su alcuni pilastri del contratto di governo. "Il reddito di cittadinanza, pensioni di cittadinanza e quota 100 ci sono nella legge di bilancio: chi dice che non ci sono sta dicendo bugie. In manovra ci sono i soldi, c'è la ciccia", rassicura nella sua ennesima diretta social. A fargli eco anche Conte, che spiega come "ci sono risorse sia per finanziare il reddito cittadinanza che vogliamo sia la riforma Fornero".

AL VIA DA MARZO. La volontà è quella di sgombrare ogni nuvola sopra la misura più sentita dai pentastellati, difendendola anche dalle voci di una possibile versione light o dalle frecciate degli alleati ("ha complicazioni attuative non indifferenti", ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, prima di fare un passo indietro dopo un incontro a Palazzo Chigi con Conte: "Polemiche inutili, il governo va avanti unito"). Ecco allora che Di Maio conferma come il reddito di cittadinanza "partirà tra inizio e fine marzo", con la 'chicca' di un decreto "magari a Natale", con dentro le norme anche per pensioni di cittadinanza e riforma della Fornero.

TAGLI A PETROLIERI. La discussione in aula a fine mese non sarà certo facile, ma il superministro guarda già oltre. Qualche esempio? Più soldi a scuola e università, tagliando dalle "detrazioni per i petrolieri". Ma anche un emendamento per "i tagli ai fondi dell'editoria" e una sforbiciata agli stipendi dei consiglieri regionali contrari alla riduzione dei vitalizi local. Rimane poi sul tavolo governativo la questione delle pensioni d'oro, dalla cui riduzione il M5S punta a "recuperare di più". L'obiettivo è racimolare un miliardo in tre anni ma, secondo quanto trapelato finora, la norma sarà inserita in Legge di Bilancio in un secondo momento, tramite un emendamento in sede di Commissione.

Ancora misteriose, però, le entità dei tagli e le soglie alle quali si applicheranno. Le cifre circolate finora erano queste: 6% tra 90 e 120mila euro, 12% tra 120 e 160mila euro, 18% oltre i 160mila euro. Secondo l'Inps, gli italiani con pensioni sopra i 90mila euro lordi sono 44mila, di cui solo 29mila interessate dal provvedimento. Anche qui il governo è pronto a dare battaglia ma, vista l'atmosfera, nessuno a Palazzo Chigi potrà dirsi sorpreso.

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