Di Maio e le colpe dei padri. Boschi e Renzi: "Adesso dovrebbe chiedere scusa"

Reazioni dopo il servizio delle Iene sul padre del ministro che ha assunto persone non in regola nella sua impresa. I senatori Pd: "Venga a rispondere in Parlamento". Intervengono anche Cicchitto e Gasparri

Nessuna 'vendetta', anzi la pretesa di essere 'diversi'. Di non replicare il "fango" subìto. Ma - da figli di papà a figlio di papà - Matteo Renzi e Maria Elena Boschi non riescono a passare oltre. A concedere all'avversario il privilegio del silenzio. Così, contro Luigi Di Maio, la penna è pungente. Il dito alzato. La vicenda è quella tirata fuori dalle Iene, che hanno raccolto la denuncia di Salvatore Pizzo, un manovale edile che ha ammesso di aver lavorato in nero nell'azienda del padre del ministro del lavoro e dello Sviluppo economico.

L'ex premier si mette alla tastiera nella notte: "Mi sono imposto di non dire nulla. Di fare il signore, come sempre. Sono anche convinto che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli e questo lo dico da sempre, a differenza di Di Maio che se ne è accorto adesso. Ma qui, all'una di notte, non riesco a far finta di nulla. Non ce la faccio", ammette. Renzi ricorda quindi "il fango gettato addosso" a suo padre, ripercorre "la sua vita distrutta dalla campagna d'odio dei 5 Stelle e della Lega" e punta il dito contro il vicepremier, colpevole - a suo dire - di essere "il capo del partito che è il principale responsabile dello sdoganamento dell'odio. Hanno educato, stimolato e spronato a detestare chi provava sinceramente a fare qualcosa di utile. Hanno ucciso la civiltà del confronto. Hanno insegnato a odiare", scrive.

A follower e parlamentari dem, però, prima che le truppe suonino la carica on line e in Parlamento, indica la rotta: "Non dobbiamo ripagarli con la stessa moneta", avverte. Anche se una cosa la pretende: "Se Di Maio vuole essere credibile nelle sue spiegazioni prima di tutto si scusi con mio padre e con le persone che ha contribuito a rovinare. Troverà il coraggio di farlo?".

Sceglie invece di postare un video su Facebook in cui si rivolge al diretto interessato, "padre del ministro del lavoro nero e della disoccupazione di questo Paese", Maria Elena Boschi. La sottosegretaria è in primo piano e lo sguardo è severo: 'Caro signor Di Maio le auguro di non vivere mai quello che suo figlio e gli amici di suo figlio hanno fatto vivere a mio padre e alla mia famiglia - esordisce - Io le auguro di dormire sonni tranquilli, di non sapere mai cos'è il sentimento di odio che è stato scaricato addosso a me e ai miei, di non sapere mai cos'è il fango dell'ingiustizia che ti puo essere gettato contro - aggiunge Boschi - Perché caro signor Di Maio il fango fa schifo come la campagna di Fake news su cui il M5S ha fondato il proprio consenso". Boschi spiega di continuare "a fare politica solo per la mia nipotina, perché possa sapere che la sua è una famiglia di persone per bene. Le auguro di poter dire lo stesso della sua, anche se - attacca - mi rendo conto che ogni giorno che passa per voi diventa sempre più difficile".

Il Pd chiede quindi a Di Maio di riferire in Aula, che questa volta si trova dall'altra parte della barricata. Nella scorsa legislatura, infatti, era il leader M5S a rivolgere dal 'sacro' blog cinque domande all'ex premier sul caso Consip creando un hashtag ad hoc: #RenziConfessa. Mentre, in pieno caos banca Etruria, Di Battista in aula tuonava: "Il ministro Boschi ha un conflitto d'interessi grande non come una casa, come una banca". Adesso on line le tifoserie sono schierate e, a seconda dal colore politico, alcune colpe dei padri sono più pesanti di altre. Certo è che in politica, la tradizione italica per la 'famiglia' ha sempre avuto un ruolo importante. "Se non è il padre della Boschi è il figlio di Lupi; se non è il figlio della Cancellieri è il cognato di Fini... Ma perché - si chiedeva Maurizio Crozza in una gag di qualche tempo fa me sempre attuale - non nominiamo dei ministri solo gente senza famiglia?". 

Cicchito - Sulla questione interviene anche Fabrzio Cicchitto, presidente di Riformismo e Libertà: "All'apposto del M5S e del quotidiano Il Fatto che contro Matteo Renzi hanno ossessivamente puntato sui comportamenti di Tiziano Renzi, noi riteniamo che le colpe dei padri non possano ricadere sui figli e viceversa. Di conseguenza quello che eventualmente il padre Di Maio ha combinato nella sua azienda non può ricadere su Luigi Di Maio che però a questo punto dovrebbe fare una riflessione di fondo sulle conseguenze a cui può portare il metodo della demonizzazione non solo personale ma anche famigliare finora seguito dai grillini".

Gasparri - Ed ecco il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri: "Secondo un'inchiesta televisiva, il padre di Di Maio, il leader dei grillini, teneva nella sua ditta dei lavoratori che pagava in nero e che non tutelava. Le risposte molto prudenti di Di Maio mi fanno immaginare che il servizio televisivo abbia colto nel vivo. Che conseguenze traiamo? Noi siamo garantisti, rispettosi di tutti, le responsabilità, lo sappiamo bene, sono personali e quindi le colpe dei padri non ricadono per forza sui figli. Quindi Giggino Di Maio è innocente, poi lui di lavoro, lo ha dimostrato più volte, non sa niente. Ma loro che hanno sempre fatto una equiparazione di virtù pubbliche, vizi privati e che hanno puntato l'indice contro tutto e contro tutti, che cosa hanno da dire su questa vicenda? Perché, caro Di Maio, il fatto che tuo padre tenesse in nero delle persone nella sua azienda e che una volta infortunatesi gli dicesse di non dire che era successo a lavoro è molto grave. Ora hai detto che con tuo padre non ti sei parlato per molti anni, però le abbiamo viste anche noi le fotografie familiari di qualche settimana fa, nei pranzi in casa in giacca e cravatta per rassicurare l'opinione pubblica. Quindi, la famiglia quando serve come sfondo per una bella foto è utile, quando invece imbarazza, perché papà avrebbe fatto qualcosa di irregolare, è qualcosa di lontano. Anzi, 'non ci siamo parlati per anni'. Giggino, la coerenza nella vita vuol dire tanto e anche sapere le famiglie che si hanno alle spalle. Chi da cattivi esempi non potrà certo portare buone soluzioni". 

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