Manovra, ore decisive per il Def. M5s tenta la Lega sul 2,4% deficit

Il Carroccio si muove con cautela: se per i pentastellati l'accordo è fatto, per Salvini e i suoi esperti economici la proposta è ancora da valutare

Non è finita finché non è finita, e infatti a poche ore dalla Consiglio dei ministri che dovrebbe varare la nota di aggiornamento al Def la discussione è ancora in corso e tutto è ancora da scrivere. Anche su un punto decisivo, quello del rapporto deficit/Pil. I numeri "li saprete domani", assicura ai cronisti il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, pronto a far la valigia prima del tempo e lasciare New York - dove ha partecipato all'assemblea Onu - per tornare a casa e riprendere in mano il discorso della manovra economica.

"Stiamo attenti - è l'ultimo appello lanciato dal ministro dell'Economia Giovanni Tria - perché a volte se uno chiede troppo poi deve pagare interessi maggiori e quello che si guadagna si perde in interessi. Se si perde fiducia sulla stabilità finanziaria nessuno investe". Ed è per questo che avrebbe voluto fissare l'asticella del deficit/Pil al 1,6%. Ma il pressing dei partiti che va avanti da settimane - e che sembrava potersi accontentare di un compromesso di 1,8-1,9 per cento - si è intensificato nelle ultime ore.

Il M5s ha alzato la richiesta fino al 2,4%, cercando su tale proposta da portare a Tria nel vertice sulla manovra che inevitabilmente precederà la riunione del Consiglio dei ministri di giovedì, il sostegno della Lega. Il Carroccio si muove con cautela: se per i pentastellati l'accordo è fatto, per Salvini e i suoi esperti economici - riunitisi nel pomeriggio di mercoledì - la proposta è ancora da valutare. Se ne sta parlando e se ne parlerà ancora, anche in un probabile faccia a faccia Di Maio-Salvini da cui arriverà il verdetto finale.

"Questo Paese deve crescere, i ragazzi devono lavorare e occorre fare investimenti produttivi: su questo l'accordo c'è, poi lo zero virgola in più o meno è l'ultimo dei problemi e nessuno farà gesti eclatanti", assicura in ogni caso il leader della Lega. Il riferimento è alla minaccia lanciata dal M5s, che si era detto pronto a non votare il Def senza precise rassicurazioni su reddito di cittadinanza e pensioni in manovra.

Rassicurazioni che, raccontano fonti del Movimento, ci sono state. E del resto lo stesso Tria ha garantito che "il primo impegno è sterilizzare le clausole di salvaguardia sull'Iva", che nel primo anno ci saranno interventi sul piano fiscale a favore delle piccole imprese, negli anni successivi sarà aggredito l'Irpef. E poi "interventi come il reddito di cittadinanza", su cui ha assicurato: "al di là delle etichette il disegno del governo va in quella direzione". Confermata anche la riforma delle pensioni: bisogna risolvere "alcune difficoltà che si sono trovate nell'applicazione della Fornero, accompagnare l'uscita dalle imprese di un personale che è diventato molto anziano a favore dei giovani".

Il come tutte le riforme volute dalla maggioranza di governo troveranno posto nella manovra è ancora da vedere. Via via che passano i giorni si fa sempre più strada l'idea di una serie di provvedimenti collegati alla legge di bilancio vera e propria: nei giorni scorsi il vicepremier pentastellato aveva già assicurato l'arrivo, entro fine settembre, di un decreto fiscale in cui dovrebbero trovar posto mini flat tax e pace fiscale. E potrebbe non essere il solo.

"Abbiamo trovato i soldi, si sacrificano i privilegi dei potenti di cui non ce ne può fregare di meno" perché "sono più importanti i cittadini", assicura Di Maio, che se la prende ancora con i 'tecnici': "Noi sappiamo che in tanti posti chiave dello Stato ci sono uomini di partito, tecnocrati che mettono i bastoni tra le ruote al cambiamento. Noi poteremo avanti questa battaglia, è una zavorra di cui dobbiamo liberarci". Gli accusati per ora tacciono, al leader pentastellato ha risposto Tria: "Ho giurato sull'esclusivo interesse della nazione e non di altri". ha riaperto anche la questione Mef dopo la polemica sull'audio di Casalino. "Noi ci fidiamo del ministro Tria. Ci sono delle persone, messe da quelli che c'erano prima, che ci remano contro", ha detto Di Maio.

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