Da Camera no a arresto Cosentino

Roma, 12 gen. (LaPresse) - La Camera ha respinto la richiesta di autorizzazione all'arresto del deputato Pdl, Nicola Cosentino, accusato dai magistrati napoletani di concorso esterno in associazione a stampo camorristico, con 309 voti contrari e 298 favorevoli. Al momento della votazione erano presenti in aula 607 deputati, la maggioranza era di 304. Grande agitazione c'è stata nelle fila della Lega, che è arrivata in aula divisa. Da ieri sera Bossi aveva fatto sapere che il suo partito avrebbe adottato per il voto la libertà di coscienza, cosa che ha scatenato sul web le ire dei leghisti. La spaccatura è stata confermata dal fatto che Bossi non ha partecipato al voto, mentre Maroni ha detto sì all'arresto, per poi precisare, dopo la votazione, che "nei confronti di Cosentino non c'è stato alcun 'fumus persecutionis' ma solo una divergenze tra chi era convinto di votare sì e chi no". Bossi ha aggiunto: "La storia della Lega non è mai stata forcaiola. La linea era quella della libertà di coscienza, e nel dubbio votare sì".

I deputati del Pdl hanno accolto con esultanza il no alla richiesta di arresto di Cosentino. "Una decisione assolutamente giusta, in linea con la nostra posizione e con quanto dice la Costituzione di un Paese Civile", ha commentato il leader del Pdl Silvio Berlusconi. "Non ho chiamato Bossi per convincerlo - ha aggiunto - le cose erano di per se convincenti. La teoria dell'esistenza del fumus persecutionis era fondata. Ero convinto che sarebbe andata così, che questa sarebbe stata la decisione del Parlamento che non poteva rinunciare alla tutela di se stesso". Dalla parte opposto, per il Pd Pierluigi Bersani ha commentato: "Eravamo tutti presenti e ne avevamo due in ospedale. Ma abbiamo votato tutti per l'arresto Ora la Lega spiegherà. La Lega deve dare una spiegazione".

Cosentino, dopo il voto, ha detto di non sentirsi affatto un privilegiato. "Un cittadino - ha detto - dovrebbe essere incarcerato almeno aspettando una sentenza del giudice. La verità la stabilisce un giudice e non un pm". Sul suo addio alla politica Cosentino ha precisato: "Se dovessi essere condannato anche solo in primo grado scomparirò. Sono vittima di una aggressione mediatica politica e giudiziaria. Voglio solo difendermi da uomo libero". "L'esito del voto - ha aggiunto Cosentino - riafferma l'autonomia vera del parlamento rispetto a delle accuse forzate. Io non sono mai stato sentito dai pm: mi sono sottoposto volontariamente a processo al tribunale di Santa Maria Capua a Vetere e non capisco quale fosse la necessità di un'ulteriore richiesta". Cosentino ha precisato poi che non ringrazia per il risultato di oggi la Lega, "ma il Parlamento per un dibattito proficuo e approfondito". Ha fatto infine sapere che intende dimettersi "da coordinatore del Pdl in Campania, ma solo dopo aver sentito i vertici del partito locali e nazionali".

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