D'Alema: Pronti a ogni evenienza, se voto subito liberi tutti
L'ex premier lancia il suo movimento 'Consenso'

Il centrosinistra riparte da Massimo D'Alema. Già, ma quale centrosinistra? In sala al centro congressi Frentani di Roma non c'è una poltrona libera, più di cinquecento persone, anche alcuni giovani. C'è Roberto Speranza che poi raggiungerà l'assemblea nazionale del Pd a Rimini, giusto in tempo per l'intervento del segretario Matteo Renzi. E diversi esponenti di Sinistra italiana: Arturo Scotto, Nicola Fratoianni, Alfredo D'Attorre. Ci sono poi l'Arci e la Cgil, l'avvocato anti-Italicum Felice Besostri, il fondatore dei comitati per il No al referendum costituzionale Alessandro Pace, Livia Turco. Assente il governatore pugliese antirenziano Michele Emiliano che però manda un messaggio. Il 'lidèr' si prepara per andare alle urne anche in autonomia rispetto al Pd, se Renzi ne resta il segretario. D'Alema esclude tesseramenti "per non generare equivoci", ma intanto, dando il via libera alla nascita del suo movimento, 'Consenso', dice dal palco: "Raccogliete adesioni e prima di tutto fondi perché servono per lavorare e per essere pronti a qualsiasi evenienza". Evenienza che chiarisce verso la fine del suo intervento quando annuncia che serve un congresso e non elezioni anticipate, "ma se prevarrà l'idea di correre al voto, una scelta di questo tipo renderebbe ciascuno libero".

D'Alema, esperto, lancia la bomba nel finale con quel 'libera tutti' che strappa l'applauso alla platea. Finita la parte destruens, comincia quella construens, puntellandola di frasi evocative che preludono a un nuovo inizio: "Si va ad altro"; "è stato impegnativo per il referendum, ma ora lo sarà ancora di più"; "questo incontro segna l'inizio di un gruppo di lavoro"; "è una giornata di militanza" e così via. Fino a quel "è cambiata la ragione sociale" che sta a indicare come non ci si rivolga soltanto a chi ha votato No il 4 dicembre, "ma anche a chi ha votato Sìà in buona fede", aggiunge malizioso. "Questa è una riunione di lavoro: non è una riunione del No. Il No non c'è più, quel dibattito è chiuso", sostiene.

Il nuovo centrosinistra si propone di raggiungere un vasto pubblico, rivolgendosi a chi è tornato a votare in occasione del referendum costituzionale, ma anche a quanti "non vanno più a votare". L'assemblea si conclude con l'apertura del reclutamento dei responsabili dei comitati per portare avanti la nuova missione. "E' urgente - spiega D'Alema - che questa iniziativa si diffonda in tutto il Paese: stiamo svolgendo un servizio per l'Italia e per il centrosinistra". In mezzo ci sta l'analisi della sconfitta, di Renzi. Per l'ex segretario dei Ds un partito di "buon senso" avrebbe già convocato il congresso, visto che la maggior parte dei giovani gli ha votato contro all'ultima prova alle urne. Il congresso, spiega, va fatto interno al centrosinistra e non solo al Pd, ma escludendo i listoni.

Il messaggio a Renzi è chiaro: "Non si cambia politica senza cambio di rotta e, aggiungo affettuosamente, senza cambio di leadership". Ci vuole un "dibattito serio, necessario e urgente" in quanto "abbiamo rotto con il nostro popolo", ammette D'Alema che concede: "è un processo che non è iniziato adesso, va detta la verità, e sarebbe sbagliato attribuirne una paternità esclusiva, ma non c'è dubbio che questi due ultimi anni di governo hanno accelerato gli effetti". Più duro nel suo "bilancio del riformismo renziano" che dice di non voler fare ma alla fine fa, elencando il fallimento delle riforme, da quella costituzionale allo Jobs act fino all'affondo finale: "Sono mancati gli investimenti strategici e le grandi scelte per mettere in moto lo sviluppo".

Stessa lunghezza d'onda di Arturo Scotto di Sel che si chiede che cosa sia rimasto dei mille giorni di Renzi. Quindi qualche battuta in stile d'alemiano. "Siamo qui per correre in soccorso di gruppo dirigente che ha perso ragione", ironizza, dicendosi "sconcertato" dall'aut aut del suo ex delfino Matteo Orfini: o accordo sulla legge elettorale in dieci giorni o voto. E sulla legge elettorale D'Alema propone l'accordo in Parlamento, se necessario anche "un compromesso". Tutto purché non si torni alle urne. Anche perché, se si andasse al voto anticipato, Pd e Forza Italia - tra cui secondo D'Alema l'alleanza già c'è - "non avrebbero la maggioranza", con  il risultato di lasciare il Paese in mano al M5S e alla Lega. "Ricordiamoci - sottolinea l'ex premier - che l'idea del Presidente del consiglio di andare immediatamente a elezioni rispecchia lo stesso schema seguito a Roma: stesso autore, probabili stesse conseguenze".

Sulla stessa linea il governatore della Toscana Enrico Rossi, sfidante di Matteo Renzi per la guida del Pd, secondo cui è "finita la fase del Lingotto che ebbe il suo epigono in Renzi". Non a caso Rossi siede a un posto di distanza da D'Alema. Da un'altra parte, invece, in prima fila il leader di Sinistra Riformista Roberto Speranza, qui perché "il Pd non diventi il partito dell'avventura", che spiega: "Separati in casa? Io per la verità ascolto una parte del dibattito, intervengo e dopo vado a Rimini. Sono due mondi che devono ragionare insieme: sono parti della stessa comunità. Gli avversari sono il centrodestra e i populismi. C'è una discussione aperta, ma sono soltanto due punti di vista diversi sul referendum. Io lavoro perché questi due mondi non siano incomunicabili". Un'utopia, forse.

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