Coronavirus, Conte predica calma, Salvini attacca: Se non è in grado vada via
Coronavirus, Conte predica calma, Salvini attacca: Se non è in grado vada via

Si alzano i toni dopo l'esplosioni di casi in Lombardia e Veneto

Il ciclone coronavirus travolge la politica italiana. L'esplosione di casi in Lombardia e Veneto - con la prima vittima italiana - in un solo giorno sul territorio nazionale mette in secondo piano le liti interne alla maggioranza ma alza inevitabilmente lo scontro sulle misure di prevenzione adottate dal governo.

A difendere a spada tratta l'esecutivo è in prima persona il premier Giuseppe Conte che invita tutti a mantenere la calma. "Eravamo preparati a questa evenienza", scandisce a chiare lettere assicurando che verranno prese misure "sempre più severe" nel segno della "massima precauzione". L'obiettivo ovviamente è quello di "circoscrivere" i focolai ed evitare la diffusione. Fra i provvedimenti non c'è quello di sospendere il trattato di Schengen, chiesto a gran voce dalla Lega. "A ora non è necessario", taglia corto.

Ma l'attacco del centrodestra, leghisti in testa, è frontale. "Se Conte non è in grado di garantire la salute pubblica di chi vive e lavora in questo splendido Paese, si faccia da parte e lasci lavorare chi lo sa fare", dichiara senza giri di parole Matteo Salvini. L'invito del leader del Carroccio è quello di "blindare e sigillare i confini", anche per quanto riguarda gli sbarchi via mare. "Dio non voglia ma ne basterebbe uno...poi con chi se la prendono i fenomeni della sinistra?", si chiede in maniera retorica. "Serve unità, è facile cavalcare slogan e strumentalizzare ogni cosa", la replica secca del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

Sulla stessa linea di Salvini, anche se con toni meno duri, Giorgia Meloni. "Chi arriva dalla Cina o da eventuali zone reputate ad alto rischio deve essere tenuto in quarantena, per il bene di tutti. Non si perda altro tempo", dice la leader di Fratelli d'Italia. E mentre il ministro della Salute, Roberto Speranza, sottolinea come le precauzioni prese dall'Italia siano "le più alte a livello Ue" scoppia il caso Toscana. Nel mirino c'è il governatore Enrico Rossi e le misure adottate, giudicate dai suoi detrattori non sufficienti, nei confronti dei 2500 cinesi che di ritorno nella regione dopo aver trascorso il capodanno nella loro patria. Per il governatore Forza Italia annuncia di essere pronta a preparare una denuncia. "Si configurano i reati previsti all'articolo 452 del codice di procedura penale, che disciplina i delitti colposi contro la salute pubblica", il pensiero del vicepresidente del Consiglio regionale, il forzista Marco Stella. Una stilettata, seppur indiretta, arriva anche da Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva, infatti, tesse le lodi del professor Roberto Burioni che nei giorni scorsi aveva avuto un duro scontro con lo stesso Rossi. "Non ne he ha sbagliata una", dice l'ex premier. Una critica, neanche troppo implicita, all'operato del governatore con il quale non è mai corso buon sangue. Pronta la replica di Rossi che firma un'ordinanza regionale adeguando i provvedimenti presi, "i quali finora hanno consentito di tenere sotto sorveglianza attiva oltre 1.300 persone di ritorno dalla Cina", alla nuova circolare ministeriale mentre la Regione invita tutti a diffidare da "foto di post totalmente falsi attributi al presidente Rossi che in queste ore girano sui social network".

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