Conte al Consiglio europeo con proposta italiana sui migranti. Fondo sociale Ue nel mirino
L'obiettivo è portare a casa il reddito di cittadinanza utilizzando il Fondo sociale europeo

Una "European multilevel strategy for migration". È questa la mossa che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intende giocarsi nel Consiglio europeo in programma a Bruxelles fino a venerdì, il primo da quando è lui in tolda di comando. Si tratta di "una proposta articolata e organica", con 10 obiettivi secchi da raggiungere, "che consenta all'Europa di uscire da una logica di gestione emergenziale e le consenta di confidare su una logica di gestione strutturale", spiega il premier in Parlamento.

Un progetto che parte dalla pancia dell'Italia per toccare la carne viva dei partner continentali, ai quali Conte - almeno nelle intenzioni -, con questo documento, consegna una sorta di aut aut, perché ritenuto "fondamentale per la tenuta stessa dell'Unione europea" e il superamento del Trattato di Berlino, tuona il capo del governo, che il prossimo 30 luglio sarà a Washington dal presidente Usa, Donald Trump.

Il cuore del dossier sta tutto nella gestione del problema dei cosiddetti "movimenti primari", che "comporta in modo pressoché automatico operare una drastica riduzione dei movimenti secondari, che preoccupano molti nostri partner europei". In primo luogo "intensificando i rapporti tra l'Europa e i paesi terzi da cui partono e transitano i migranti", investendo inoltre "in progetti di sviluppo, formazione e occupazione che contribuiscano alla riduzione all'origine del fenomeno della migrazione, prevenendo i flussi e quindi riducendo i viaggi della morte". Per Conte la chiave di volta sta negli accordi bilaterali "con la Libia e con il Niger, ad esempio". Il premier batterà molto su questo tasto con gli altri leader Ue, perché "va superato il criterio del Paese di primo arrivo, anche questo non idoneo a gestire in modo adeguato i flussi migratori" e "affermato il principio che chi sbarca in Italia, ma anche in Spagna o a Malta, sbarca in Europa". In poche parole, il problema è di tutti. Praticamente quello che il vicepremier, Matteo Salvini, ripete come un mantra da quando il governo si è insediato. Non a caso Conte, prima davanti ai deputati e poi in Senato, scandisce che l'esecutivo "in Europa parla con una voce sola, ferma e risoluta". Ribadendo il concetto che gli obblighi "di salvataggio rispondono alla legge del mare e del Diritto internazionale, ma non possono diventare un obbligo di processare le domande di asilo per conto di tutti", altro concetto molto caro al segretario della Lega. Esaurito il capitolo migranti, il premier dovrà rimboccarsi le maniche e 'battagliare' anche sul piano economico.

In Europa il premier ribadirà che "il debito pubblico italiano è pienamente sostenibile", proponendo che il negoziato sul prossimo bilancio settennale dell'Unione "riservi un'attenzione finanziaria più sostanziale ai fondi Ue proprio a sostegno dell'inclusione sociale". L'obiettivo è portare a casa il reddito di cittadinanza utilizzando il Fondo sociale europeo, "che potrebbe servire per finanziare, ad esempio, la riforma ed il potenziamento dei centri per l'impiego", cardine della storica proposta del M5S, inserita tra i primi punti del 'contratto' di governo. Ai partner continentali ricorda che "l'Italia è un contributore netto", con i suoi 20 miliardi di euro annui, quindi pretende "maggiore attenzione ai nostri bisogni rispetto alle politiche tradizionali". Invoca "equità" Conte, ma anche "maggiore solidarietà su migrazione e controllo delle frontiere, difesa e sicurezza, crescita e innovazione".

Il presidente del Consiglio parlerà anche di sanzioni alla Russia, spiegando che a suo modo di vedere il meccanismo non deve essere "automatico". E poi di lotta ad evasione ed elusione, ma soprattutto della necessità "di un'Europa più equa anche a livello fiscale", rilanciando la tassazione delle industrie del web, le digital companies. Nel discorso di Conte, però, manca un argomento di cui si è discusso in questi giorni e che era molto atteso: le sanzioni per quei Paesi che non vogliono partecipare al ricollocamento di profughi e richiedenti asilo. Probabilmente porterà la proposta direttamente al tavolo delle trattative, quando sarà seduto occhi negli occhi con tutti i colleghi europei, provando a giocare in 'contropiede'. In quel caso la strategia avrebbe un senso: meglio non mettere troppa carne al fuoco alla vigilia. 

 

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