Cirillo: le Br, la Dc, la Camorra e la verità sigillata dal notaio
Il politico fu sequestrato nel 1981 dalle Brigate Rosse e liberato dopo 96 giorni di prigionia. In quaranta pagine mise nero su bianco la sua verità e disse: "Ho scritto tutto. Dopo la mia morte, si vedrà"

24 luglio 1981. All'alba l'assessore ai lavori pubblici e ricostruzione della Campania devastata dal terremoto viene liberato dalle Brigate Rosse dopo 96 giorni di prigionia. Ciro Cirillo, democristiano, uomo di fiducia di Antonio Gava, era stato presidente della provincia di Napoli, quindi assessore all'Urbanistica e governatore della Campania.
Con il terremoto, di fronte ai danni incalcolabili, a Cirillo viene chiesto di tornare a gestire i lavori pubblici. Ha la delega alla ricostruzione e vive già sotto scorta.

Il giorno del suo rapimento, il 27 aprile, le Br inviano un commando di cinque persone a Torre del Greco, capeggiate da Giovanni Senzani -  autore qualche giorno dopo dell'omicidio del giovane Roberto Peci, fratello di Fabrizio, il primo pentito della lotta armata.

Durante il conflitto a fuoco nel garage di Cirillo, alle 21.45, restano uccisi l'agente di scorta Luigi Carbone e l'autista Mario Cancello, mentre viene gambizzato il segretario dell'allora assessore campano all'Urbanistica, Ciro Fiorillo.

Nel comunicato numero 1, il 28 aprile, i brigatisti cercano consensi tra i disoccupati e gli sfollati del terremoto e chiariscono il motivo del rapimento: Cirillo è diventato il "simbolo della ricostruzione imperialista e antiproletaria". Lo Stato annuncia subito la linea dura: nessuna trattativa per il rilascio, così come è stato per Aldo Moro.
 

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