Chiusure domenicali, Di Maio rilancia: "Turni con 25% negozi aperti". Ma Lega frena
Secondo il vicepremier "è una misura di civiltà". Rabbia del Codacons: "Sarà la morte dei piccoli esercizi"

Nessuno stop, ma anzi un rilancio su un tema che sta "distruggendo le famiglie italiane". Nonostante le critiche arrivate puntuali da Pd e Forza Italia, il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio tira dritto sull'idea delle chiusure domenicali per centri commerciali e negozi. "Questa proposta è chiesta dai commercianti, da Confcommercio e dai padri e dalle madri di chi lavora in un negozio. Nessuno dice che nel weekend non si può andare a fare la spesa, inseriamo una turnazione. Resta aperto il 25% e l'altra parte chiude a turno", chiarisce il capo politico del M5S in una lunga intervista in tv.

Alla Commissione Attività produttive della Camera sono approdati quattro testi per riformare il tema - due sono quelli del governo - e sul tema Di Maio stuzzica il Partito democratico: "Se il tempo che Renzi usa per realizzare programmi tv per Berlusconi, lo dedicasse a fare il parlamentare (mestiere per cui è lautamente pagato), saprebbe che proprio il suo partito ha proposto una legge che prevede l'obbligo di chiusura domenicale e che sarà discussa assieme alle altre in commissione". Dal canto suo l'ex segretario prima parla di obbligo "assurdo" e poi controbatte senza peli sulla lingua al superministro pentastellato: "Presenze in Aula, senza missioni e assenze, da parlamentari di opposizione: Di Maio 30% delle votazioni, Renzi 80% delle votazioni. Luigi Di Maio non è solo bugiardo: è proprio un cialtrone".

Ma la levata di scudi contro lo stop al lavoro domenicale - e incontrollato - spunta anche dai forzisti con Giovanni Toti. "Ma siamo sicuri che sia una buona idea chiudere i negozi la domenica? Io penso proprio di no: perché poliziotti, carabinieri, infermieri e medici, giornalisti, guardie giurate, operatori ecologici, chi lavora in un cinema, in un albergo, in un ristorante può fare turni festivi e chi lavora in un negozio e in un supermercato no? È una discriminazione doppia!!", lancia l'allarme il governatore della Liguria. E sul monito della grande distribuzione per i posti di lavoro a rischio, Di Maio controbatte così: "È il solito terrorismo, ogni volta che si vuole tutelare il lavoro, arriva la solita minaccia allo Stato: noi li licenziamo. Non ci sarà alcun ritorno negativo sui profitti".

La Lega, però, tira il freno a mano. Il ministro delle Politiche agricole, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, dalla Fiera del Levante di Bari suggerisce di evitare le domeniche come giorno di chiusura nelle città turistiche, ispirandosi a quanto succede già oggi con i musei italiani, che 'riposano' il lunedì. Ma niente polemiche: "Le proposte di legge presentate in commissione Attività produttive alla Camera da Lega e M5S prevedono già che dalle nuove norme vengano escluse le città d'arte e i centri turistici". Mentre il segretario federale, Matteo Salvini, non manifesta un sostegno pieno alla 'mozione Di Maio', limitandosi a dire di essere "d'accordo sul fatto che occorre andare avanti, però avendo a cuore il tempo delle mamme, dei papà e dei nonni". Perché "non si può morire sul luogo di lavoro sacrificando tutto al profitto" e proprio per "trovare l'equilibrio" ricorda che "ci sono due proposte della Lega in tal senso. Che ci siano delle domeniche in cui le mamme e i papà facciano le mamme e i papà è sacrosanto. Se serve una legge, la faremo".

A dare manforte alla controliberalizzazione per i commercianti ci pensa un altro ministro di grande peso nel governo Conte. "Sulle aperture domenicali degli esercizi commerciali la maggioranza presenterà una proposta in grado di tutelare lavoratori e Pmi, in modo da ripristinare regole certe in un settore dove vige la legge del più forte. Le resistenze che arrivano dai partiti di minoranza sono evidente espressione dell'ennesima sudditanza nei confronti delle lobby - spiega il titolare dei Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro -. Noi tireremo dritto e approveremo la legge in Parlamento al più presto per dare al Paese una normativa in grado di superare il selvaggio West delle liberalizzazioni". Davanti alle serrande socchiuse la bufera politica intanto continua e l'impressione è che non sarà breve. 

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