Centrosinistra, ad un passo rottura Pd-Bonino. Lei: "Falso che puntiamo a poltrone"
La parlamentare radicale attacca i dem: "La risposta ufficiosa è che staremmo facendo grane per una questione di 'posti': non è così"

Doveva essere un'alleanza importante, ma ora l'asse Pd-Emma Bonino rischia davvero di non concretizzarsi. Tra la lista +Europa e dem la rottura sembra davvero ad un passo ed è stata la stessa leader a spiegarne i motivi. Dopo aver parlato di "una interpretazione giuridicamente surreale, prima che incostituzionale, della legge elettorale che nonostante le nostre reiterate e tempestive denunce né il Governo né il Pd hanno saputo o voluto rettificare", la parlamentare radicale attacca i dem: "La risposta ufficiosa, che inizia a trapelare copiosa sui giornali e sulle agenzie di stampa, è che staremmo facendo grane per una questione di 'posti': cosa platealmente falsa, visto che il problema che poniamo riguarda i 'loro', non i 'nostri' candidati uninominali".

Tra i democratici se il ministro Giustizia Andrea Orlando chiama il partito "ad uno sforzo per sostenere questo progetto politico a prescindere dalle alleanze", il deputato social-dem Marco Di Lello è sibillino: "Cara Emma Bonino noi ti vogliamo bene più che a una zia, ma facci capire: se il problema sono le firme ti sosteniamo. Se altro invece...". Proprio su questo terreno Bonino vuole essere chiara. "Per avviare la raccolta delle firme in alleanza con il Pd - spiega in una nota - +Europa dovrebbe, secondo il Viminale, avere e scrivere oggi sui moduli per Camera e Senato i nomi precisi (e non modificabili) di 348 candidati uninominali del Pd e delle altre liste della coalizione, esentate dalla raccolta firme. Nomi che per questo saranno decisi, come al solito, negli ultimissimi giorni o più probabilmente all'ultimo giorno (il 29 gennaio), quando nel giro di poche ore sarà impossibile raccogliere, autenticare e corredare dei certificati elettorali le firme di 25.000 italiani". "Noi diciamo loro che non possiamo scrivere sui nostri moduli se e dove si candideranno Renzi, Martina, Orfini, Franceschini, Minniti, Fassino, Rosato, Zanda, Nencini, Lorenzin... (e potrei continuare con centinaia di nomi) e loro anziché risponderci ci accusano di fare manfrina per le nostre eventuali candidature. Insomma, di male in peggio", conclude amara. Il vicesegretario dem Maurizio Martina lascia aperta una porta, Riccardo Magi parla di "disposizione illogica delle liste".

Il Viminale intanto in serata prova a sgombrare il campo dai dubbi: secondo il Rosatellum "tutte le firme debbano essere raccolte con l'indicazione dei candidati uninominali, senza in alcun modo differenziare tra liste che si coalizzano e liste singole" e "la precisione della norma esclude quindi la possibilità di interpretazioni". L'attuale sottosegretario Benedetto dalla Vedova lo definisce un "muro di gomma", ma a meno di sorprese dall'ultima ora l'impressione è che Matteo Renzi alle prossime politiche non potrà contare sull'apparentamento con il gruppo legato alla Bonino. Dopo l'addio di Pisapia un altro brutto colpo in vista del voto di marzo, con Silvio Berlusconi in grande crescita nei sondaggi e i 5 Stelle lanciati a conquistare il primo posto tra i partiti.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata