Cent'anni dalla fine della Grande guerra, Mattarella: "No a 'nazionalismo aggressivo', orizzonte resta Ue"

Il presidente della Repubblica Mattarella ha deposto una corona di fiori all'Altare della Patria e si è poi recato a Trento

Un monito dal passato, con un occhio al futuro: le "lusinghe di un nazionalismo aggressivo" non devono avere la meglio sulla paziente composizione di aspirazioni e interessi, da portare avanti "in modo pacifico e collaborativo", come è stato fatto per decenni nell'Unione europea. Con queste parole pronunciate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - intervenuto dopo il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e il capo di Stato maggiore generale Claudio Graziano - si è celebrato a Trieste il centenario della fine della Grande Guerra.
 

 

Roma, commemorazioni 4 novembre: il passaggio delle Frecce Tricolori sull'Altare della Patria

 

 

Era il 4 novembre 1918. E il 4 novembre, come ogni anno, si è festeggiata anche la Giornata dell'unità nazionale e delle Forze armate. In Piazza dell'Unità d'Italia, gremita di spettatori, hanno sfilato mille uomini e donne delle Forze Armate, accanto a 15 delegazioni straniere. La manifestazione ha incluso una rievocazione storica, il passaggio dei bersaglieri in bici, l'Inno di Mameli intonato dai tre componenti de Il Volo. Infine, il sorvolo delle Frecce Tricolori sopra la città.

Il presidente della Repubblica si è detto lieto di celebrare a Trieste, città "profondamente italiana ed europea", i 100 anni dalla conclusione di quella guerra che completò il sogno risorgimentale dell'unità d'Italia. Rievocando la "terribile petraia del Carso", così come tutte le altre zone del fronte, dove "si scrissero pagine indimenticabili di valore e di sofferenza", Mattarella ha ricordato che lo scoppio del conflitto segnò tristemente "l'incapacità delle classi dirigenti europee dell'epoca di comporre le aspirazioni e gli interessi nazionali in modo pacifico e collaborativo, anziché cedere alle lusinghe di un nazionalismo aggressivo". "La Costituzione Italiana, nata dalla Resistenza, ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie; privilegia la pace, la collaborazione internazionale, il rispetto dei diritti umani e delle minoranze", ha sottolineato il presidente.

L'intervento di Mattarella ha rafforzato il già chiaro messaggio espresso nell'intervista pubblicata dal Corriere della Sera, dove si sosteneva che "le democrazie hanno bisogno di un ordine internazionale che assicuri cooperazione e pace" per evitare il sopravvento "del potere statuale sulla persona e sulle comunità". A Trieste, il capo dello Stato ha ribadito come l'amicizia e la collaborazione fra Paesi del vecchio continente abbiano trovato "la più alta espressione nella storica scelta di condividere il futuro nell'Unione europea". La visione europeista del Quirinale ha trovato riscontro anche nelle parole pronunciate dal ministro della Difesa, secondo cui "l'Ue costituisce una realtà imprescindibile per la realizzazione di un futuro stabile e di prosperità". Simile il messaggio del capo di Stato Maggiore della Difesa, che ha sottolineato come l'Europa debba essere considerata "la madre di tutte le nostre patrie". Mattarella, da parte sua, ha concluso il suo intervento con un altro monito, rivolto in particolare ai giovani: bisogna mantenere una "memoria, attiva e vigile" per preservare pace, libertà e una "serena e rispettosa convivenza tra le persone e tra i popoli". 

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