Ceccanti (Pd): "La democrazia 'diretta' del M5s per uscire dall'euro"
Il costituzionalista e deputato Pd sulla riforma del referendum che il governo M5S vorrebbe attuare

Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato Pd, mette in guardia dalla riforma del referendum che il governo M5S vorrebbe attuare. Secondo Ceccanti, a monte c'è il piano per abbandonare la moneta unica ed eventualmente anche l'Unione europea, con il rischio ulteriore di arrivare a una democrazia di pochi e 'diretta' da altri.

Professore, lei ritiene che dietro alla proposta del ministro Riccardo Fraccaro sui referendum ci sia il disegno di uscita dall'euro. Ci spiega perché?
"Attualmente la nostra Costituzione prevede il referendum abrogativo e impedisce che lo strumento referendario sia utilizzato per i trattati internazionali. La proposta del ministro prevede siano non solo possibili ma addirittura automatici i referendum sui trattati. È evidente che questo meccanismo consentirebbe anche un referendum sull'uscita dall'euro"

Quali altre conseguenze potrebbe comportare?
"Un'inflazione referendaria. In media si firmano trenta trattati internazionali l'anno, se su ciascuno dovesse scattare in automatico il referendum - come prevede la proposta di Fraccaro - noi avremmo almeno 30 referendum l'anno… Non solo, a questi andrebbero aggiunti i referendum abrogativi senza quorum, oltre ai referendum 'propositivi' rispetto ai quali Fraccaro non ha specificato le materie di competenza. Ma quando non era ancora diventato ministro, aveva previsto che potessero essere anche sulla Costituzione". 

Quali i rischi di una democrazia così concepita?
"Mentre oggi la Costituzione fonda una democrazia rappresentativa corretta da alcuni elementi di democrazia diretta, con questa proposta si stravolge il rapporto con rischi evidenti. Il referendum è uno strumento manipolabile e con l'assenza di un quorum c'è il fondato rischio del prevalere delle minoranze. Vale a dire che su temi anche molto importanti potranno decidere delle minoranze casuali da referendum a referendum. Ne consegue che anche ai tavoli internazionali l'Italia non sarà più forte ma più debole".

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