Caso Ruby, no a legittimo impedimento: processo va avanti

Milano, 14 gen. (LaPresse) - Non si ferma il processo Ruby, nonostante la campagna elettorale. I giudici della quarta sezione penale di Milano, dopo quattro ore di camera di consiglio, hanno respinto la richiesta dei difensori di Silvio Berlusconi di sospendere il dibattimento per ragioni di "opportunità" fino a dopo le elezioni (com'è stato fatto in occasioni analoghe per i processi Sme-Ariosto e Mills). Rigettato anche il legittimo impedimento per l'udienza di oggi nonostante gli avvocati Piero Longo e Niccolò Ghedini abbiano spiegato che Berlusconi era assente, proprio nel giorno dedicato alla testimonianza di Ruby, perché impegnato in un'importante riunione del Pdl a palazzo Grazioli, convocata con una lettera (presentata in aula dalla difesa) dal segretario del partito Angelino Alfano. Al centro dell'incontro romano, a cui hanno partecipato tutti i coordinatori regionali del partito, la formazione delle liste elettorali da presentare entro il 21 gennaio.

Non abbastanza, per il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, che in aula ha sottolineato come Silvio Berlusconi non sia né il segretario del suo partito né il candidato premier del centrodestra, ma solo il coordinatore della coalizione. La formazione delle liste elettorali, ha ammesso il collegio presieduto da Giulia Turri nell'ordinanza con cui ha respinto la richiesta di legittimo impedimento, è un momento importante della vita politica, ma non è sufficiente a far slittare l'udienza perché non "riconducibile all'attività parlamentare". Quanto alla possibilità di sospendere il processo (e la prescrizione) fino a dopo il voto per preservare un clima sereno in campagna elettorale, i "il tribunale - hanno scritto i tre giudici del caso Ruby nell'ordinanza - non può operare valutazioni di opportunità largamente intese, come suggerito dalla difesa".

Il processo prosegue, quindi, ma a sorpresa Ruby, che avrebbe dovuto testimoniare oggi, dopo aver 'saltato' due udienze a dicembre perché era in Messico con il compagno Luca Risso, non viene sentita. Gli avvocati Longo e Ghedini, dopo aver convocato la 20enne marocchina, scelgono di rinunciare alla sua testimonianza e con il consenso dei pm Ilda Boccassini e Antonio Sangermano si decide di acquisire i verbali delle dichiarazioni rese da Ruby in fase di indagine. Il perché lo ha spiegato lo stesso Ghedini al termine dell'udienza. "E' stata un'amara rinuncia - dice - perchè avremmo preferito sentirla" anche se "aveva già rilasciato ampissime dichiarazioni che escludevano qualsiasi responsabilità di Silvio Berlusconi". Ascoltarla in aula, però, "era impossibile in campagna elettorale" perché avrebbe potuto turbare la "serenità" della competizione elettorale.

Discutibile, per Ghedini, anche la scelta dei giudici di non sospendere il processo: "Il tribunale - ha precisato - è entrato pesantissimamente nella campagna elettorale con questa decisione". Quanto al legittimo impedimento, rigettato dai giudici, Ghedini ha fatto sapere che la richiesta sarà ripresentata a tutte le prossime udienze del processo Ruby (la prima è in calendario per lunedì prossimo 21 gennaio e le successive sono state fissate il 4 febbraio). "Si arriverà certissimamente a sentenza prima delle elezioni - ha concluso - questo è il chiarissimo intendimento della procura e del tribunale di Milano".

Ruby, che ha trascorso la mattinata in tribunale inseguita da giornalisti e telecamere, ha fatto sapere tramite il suo avvocato Paola Boccardi di essere "più stupita che arrabbiata" per il fatto di dover rientrare a Genova, dove vive con il compagno, senza poter spiegare la sua versione dei fatti. Capelli sciolti e trucco leggero, indossava un miniabito nero, stivali di pelo modello eschimese, giaccone imbottito e una sciarpa chiara attorno al collo. Non si è mai allontanata dal fidanzato Luca Risso e non ha voluto parlare ai giornalisti se non per dire, in una pausa del processo, che era in tribunale perché voleva testimoniare. La giovane, però, non si è sottratta alla curiosità dei moltissimi fotografi e operatori, anche di media stranieri, che all'interno del tribunale l'hanno potuta immortalare solo con telefoni e tablet.

Nessuna attenzione da parte della giovane marocchina per nascondere a flash e taccuini i momenti di tenerezza con il compagno, che si è lasciato baciare e accarezzare più volte sulla testa. Alla fine, Ruby e Luca Risso si sono allontanata in taxi 'seminando' i reporter che li inseguivano dentro e fuori il palazzo di giustizia.

A movimentare la mattinata anche un anziano contestatore, che in una pausa del processo si è avvicinato all'aula della quarta sezione penale e ha indossato una maschera di cartone che raffigurava Silvio Berlusconi. L'uomo per alcuni minuti ha imitato l'ex presidente del Consiglio, promettendo "migliaia di posti di lavoro", prima di essere scortato dai carabinieri all'uscita più vicina.

Immediate le reazioni del Popolo della Libertà alle decisioni dei giudici di Milano. Per il segretario Angelino Alfano "appare chiara la volontà" del tribunale "di entrare a gamba tesa elettorale". Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: "Non poteva mancare l'intervento del pm Boccassini sulla campagna elettorale. Silvio Berlusconi è indiscutibilmente il capo della coalizione di centro-destra e il presidente del Pdl. Quindi il suo suolo istituzionalmente e politicamente decisivo in questa campagna elettorale nessuno lo può mettere in discussione". Analoghe le dichiarazioni del capogruppo dei senatori Gasparri: "I giudici del tribunale di Milano non perdono occasione per dimostrare un pregiudizio totale nei confronti di Berlusconi". Per l'ex ministro Maria Stella Gelmini "è del tutto evidente il ruolo politico di leader della coalizione di centro-destra di Silvio Berlusconi ed è del pari noto come sia il Presidente del Pdl. Appaiono quindi pretestuosi i richiami della pubblica accusa del cosiddetto processo Ruby". Per il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi "la decisione del tribunale di Milano contrasta con ogni principio di ragionevolezza. Solo un pronunciamento del presidente della Repubblica può garantire uno svolgimento regolare e democratico della campagna elettorale".

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