Caso Ruby, battaglia premier-procura

Milano, 21 set. (LaPresse) - La procura di Milano ha deciso di costituirsi come parte nell'ambito del procedimento in cui la Corte Costituzionale il 6 luglio scorso ha "dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dalla Camera dei deputati nei confronti del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Milano in ordine alle indagini ed alla successiva richiesta di giudizio immediato per il delitto di concussione nel confronti del presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi". Lo ha annunciato il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati in una nota. A rappresentare la procura di Milano sarà "l'avvocato e professore Federico Sorrentino del Foro di Roma" prosegue la nota. La procura chiede che "la Corte dichiari inammisibile o in subordine infondato" il ricorso proposto dalla Camera.

Il ricorso della Camera sul caso Ruby secondo il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, che oggi ha annunciato di volersi costituire come parte davanti alla Corte Costituzionale "e' "inammissibile o infondato". Alla Consulta Montecitorio aveva infatti chiesto di annullare tutti gli atti compiuti dai magistrati di Milano poichè "non spettava alla procura di Milano" avviare indagini nei confronti del presidente del Consiglio e procedere alla richiesta di giudizio immediato per concussione per Silvio Berlusconi "omettendo di trasmettere gli atti al collegio per i reati ministeriali".

Berlusconi è stato accusato di concussione per le telefonate fatte la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 in Questura a Milano per far rilasciare la giovane Ruby, fermata per un furto, e farla affidare al consigliere regionale del Pdl Nicole Minetti. Secondo la Camera , inoltre, "non spettava al gip del tribunale di Milano né procedere per via ordinaria e emettere il decreto di giudizio immediato nei confronti del presidente del Consiglio", né "affermare la natura non ministeriale" del reato di concussione. Secondo i magistrati milanesi invece la concussione contestata al premier non rientra nell'ambito dei reati ministeriali perché, come aveva già più voltre spiegato in passato Bruti Liberati "il reato è fatto con abuso della qualità e non nell'esercizio delle funzioni" di presidente del Consiglio. A sosteno di questa tedi, secondo i magistrati, c'è il fatto che il presidente del Consiglio non ha delega diretta sulla polizia.

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