Carceri, Cancellieri: Scontare la pena non può essere una tortura

Genova, 3 set. (LaPresse) - "Il tema delle carceri è drammatico, e deve essere affrontato dopo che per anni è staro sottovalutato. Quando si parla di carceri si parla di carceri vetuste e sovraffollate. Ma il tema va affrontanto anche sotto altri profili, ad esempio con l'uso di pene alternative alla detenzione come previsto dal decreto 'svuotacarceri', ma il tema va affrontato in modo più deciso e compatto. Chi ha sbagliato paghi il conto, lo dobbiamo alle vittime dei reati, ma dobbiamo fare in modo che scontare la pena non sia una tortura". Così Annamaria Cancellieri, ministro della Giustizia, nel suo intervento alla festa del Pd a Genova, parlando ad un dibattito sulla giustizia in merito al problema delle carceri.

Tema su cui grava la data di maggio 2014, quando scadrà l'ultimatum della Corte di Strasburgo all'Italia, che dovrà poter garantire ad ogni persona rinchiusa in cella uno spazio minimo di 4 metri quadrati, sufficientemente illuminato e pulito. Si dovrà inoltre assicurare, tramite le attività sociali all'interno del carcere, che il detenuto passi un buon numero di ore fuori dalla cella. "In Italia c'è un buon regolamento, ma non è applicato all'80-90%. I detenuti non devono stare in cella più di 8 ore, invece delle 22 ore attuali, che sono condizioni incredibili che per fortuna non si trovano dovunque, ma la maggioranza dei detenuti sta 22 ore in carcere" spiega il ministro.

"Lo stesso cosa vale per i contatti con i parenti - aggiunge Cancellieri - idem sulla finestre che vanno fatte a norma, aria e luce sono un diritto per i detenuti. E' un cambio culturale importante, basta applicare i decreti e regolamenti che già ci sono. Il primo termine era il 30 agosto, altre scadenze arriveranno, è un programma a lungo termine quello che stiamo portando avanti". Ma certo alla scadenza della Corte di Strasburgo qualcosa si dovrà dire all'Europa e qui la Cancellieri è realista: "Sarà dura spiegare in Europa a maggio, che il 20-25% di detenuti è di troppo rispetto alla capienza delle nostre carceri".

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