Cantone: Toghe non parlino solo con sentenze, valutino leggi
Netto il riferimento alle dichiarazioni di Renzi, che avevano suscitato critiche da parte della magistratura

"Non credo che magistrati debbano parlare solo con sentenze. Come possiamo parlare solo con le sentenze se a volte sono tanto difficili che non le capiamo neanche noi?". Raffaele Cantone,  intervenuto all'iniziativa 'A mano disarmata, forum internazionale dell'informazione contro le mafie', all'Auditorium Parco della musica di Roma, risponde alle frasi del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che avevano scatenato polemiche e riaperto la frattura tra politica e magistratura.

Tra i due ambiti deve esistere una dialettica, aggiunge il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, secondo il quale "i magistrati applicano le leggi quindi è utile che ne giudichino il funzionamento e facciano sentire la loro voce, fermo restando che è opportuno che ognuno resti nei propri ambiti". Cantone ha inoltre sottolineato l'importanza del lavoro di educazione alla legalità fatto nelle scuole.

ALCUNI AMMINISTRATORI VOGLIONO SOLO FARE SOLDI. Ci sono amministratori, imprenditori e tutta un'"area grigia" che "non vede l'ora di essere avvicinata (dalle mafie ndr) per fare soldi", prosegue Cantone. "La camorra - dice - negli ultimi anni si è oggettivamente molto indebolita perché non c'è più un capo clan vero. Sono tutti in carcere sepolti da ergastoli". "Ma è anche vero che la camorra ha fatto salti di qualità rispetto alla mafia e in Campania non c'è stato arretramento della violenza", sottolinea Cantone ricordando il duplice omicidio della scorsa settimana nel Rione Sanità di Napoli.

"Nella camorra la disarticolazione dei clan ha portato alla ribalta giovanissimi, e aumento violenza, ma rispetto alla camorra che conoscevano noi è diversa e molto meno forte - prosegue Cantone - Paradossalmente l'area grigia rappresentata da imprenditori vicini alla camorra è rimasta molto forte. La grande scoperta sta nel fatto che oggi la corruzione è il principale strumento per avvicinare le amministrazioni. Non c'è più il livello di intimidazioni che esisteva prima. Anche perché gli amministratori sono molto semplici da corrompere.

PIGNATONE: IN OGNI BLITZ ANTIMAFIA COINVOLTO AMMINISTRATORE. All'iniziativa ha partecipato anche il procuratore capo di Roma Pignatone: "L'infiltrazione delle mafie negli enti locali non è una novità, ma a giudicare dalle indagini, è più accentuata" ha detto il magistrato. L'intreccio tra mafia e politica cresce "in parte perché nonostante la crisi nelle amministrazioni ci sono soldi e poi perché è venuto meno il controllo sociale", aggiunge Pignatone sottolineando che "oggi quasi in ogni operazione antimafia troviamo un amministratore locale coinvolto".

 

 

 

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