Camere, braccio di ferro Cav-Salvini. Berlusconi punta a Senato
L'ex premier guarda ai grillini 'multati' per allargare la squadra del centrodestra, mentre il leghista vuole tentare un accordo 'di peso' per andare a governare

La quiete dopo la tempesta, ma neanche tanto. Il giorno dopo lo scontro a distanza tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini i toni si abbassano, complice un vertice a due a Palazzo Grazioli in tarda serata di mercoledì, durante il quale, sostiene il leader della Lega Nord, non si è trattato di presidenti delle Camere o maggioranza di governo, ma "si è parlato di altro". E sull'ostilità mostrata dal Cav al Movimento 5Stelle, il candidato premier del centrodestra glissa: "Non mi sembra", dice.

In realtà i due continuano a parlare lingue diverse. L'ex premier guarda ai grillini 'multati' per allargare la squadra del centrodestra, mentre il leghista vuole tentare un accordo 'di peso' per andare a governare, ovviamente con una comunione d'intenti sul programma. Una cosa è certa: Berlusconi non starà a guardare. Nemmeno sulla partita delle presidenze lascerà carta bianca a Salvini, anche se a lui spetta lo scettro di portare avanti le trattative. L'idea è quella di essere presenti con uomini di fiducia. Non a caso l'ex Cav ha riconfermato sia Brunetta che Romani come capigruppo per Camera e Senato. E Gianni Letta potrebbe avere un filo diretto con Luigi Di Maio. Berlusconi infatti non vuole restare fuori dai giochi e, nel colloquio con Salvini, avrebbe rivendicato una delle due Camere. In chiaro lo ha detto anche Giorgia Meloni: se il leader del Carroccio vuole fare il premier, "non può prendersi anche il Senato".

Intanto alla corte di Arcore si è riaffacciato Denis Verdini, già uomo macchina di Forza Italia che nei giorni scorsi ha rimpianto il patto del Nazareno, confessando che il duo Renzi-Berlusconi sarebbe ancora vincente. Nessun incarico è stato conferito all'ex senatore toscano, spiegano, in merito a trattative da aprire o avviare con il Partito democratico, almeno per ora. Certo, Verdini arriva in un momento di caos dovuto alle liste dei candidati, che hanno creato non pochi malumori. Lo scontro Letta-Ghedini, di cui si è parlato sulla stampa, ha infatti costretto Berlusconi a una netta smentita e, d'altra parte, a una conferma della sua fiducia "a Niccolò Ghedini, Licia Ronzulli e a tutti i miei collaboratori, con i quali lavoro in assoluta armonia per il nostro progetto politico e per costruire un futuro di stabilità al nostro Paese".

Il leader azzurro, comunque, guarda forse più in là, quando i giochi si faranno duri, quando cioè si darà per assodato che una maggioranza che duri una legislatura è solo un miraggio. E in questo scenario Verdini potrebbe essere prezioso, perché quando si dovrà provare a dare vita a un governo del 'tutti dentro' ed evitare le urne anticipate, Forza Italia potrebbe rischiare il collasso o essere risucchiata per la maggior parte dalla Lega.

Nell'incontro a due di mercoledì sera è stato dato ampio spazio alle prossime regionali in Friuli Venezia Giulia. Ora c'è stata l'ufficializzazione del candidato in Molise, Donato Toma. Per il dopo-Serracchiani in Friuli, invece, il candidato non c'è ancora: la poltrona è contesa tra Massimiliano Fedriga (Lega) e Riccardo Riccardi (Forza Italia). La questione doveva essere risolta proprio mercoledì sera, con un candidato unico, ma a quanto pare il braccio di ferro tra Salvini e Cav non ha portato a una soluzione. In questa fase, poi, a fare la voce grossa è Fratelli d'Italia, che non intende più aspettare e minaccia: "Ci costringono a presentare il nostro candidato. Basta perdite di tempo".

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