Luciano Carta, nuovo direttore dell'Aise
Cambi ai vertici dei servizi segreti. Vecchione al Dis e Carta all'Aise

Entrambi sono generali della Guardia di Finanza. Resta al suo posto Mario Parente, direttore dell'Aisi. Gli avvicendamenti voluti da Salvini

Detto, fatto. Anche se con due mesi di ritardo. Il ministro dell'Interno, subito dopo la formazione del governo, aveva annunciato di voler mettere mano ai servizi segreti. Ora sono arrivate le nomine. Al Dis, Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, al posto di Alessandro Pansa arriva il generale della Guardia di finanza Gennaro Vecchione, direttore della Scuola di perfezionamento delle forze di polizia. Il nuovo direttore dell'Aise, l'Agenzia informazioni e sicurezza esterna, è il generale della Guardia di finanza Luciano Carta, già numero due dell'agenzia e in passato Capo stato maggiore della Gdf, che prende il posto di Alberto Manenti, alla guida di Forte Braschi dal 2014. Rimane al suo posto, invece, il direttore dell'Aisi, Mario Parente, che aveva già ottenuto la proroga da parte del governo.

A marzo, l'esecutivo Gentiloni aveva prorogato Pansa e Manenti per un periodo fino a dodici mesi. Una manovra che non era piaciuta a Matteo Salvini, che in mattinata ha annunciato l'avvicendamento. Il leader leghista, da subito, voleva dare un segnale di cambiamento anche sull'intelligence, dato che la gestione dei servizi segreti è fondamentale per la questione libica e quindi per arginare gli sbarchi dei migranti sulle coste italiane. Due finanzieri, dunque, ai vertici degli 007. Queste nomine arrivano dopo un periodo, abbastanza lungo, in cui ci sono state interlocuzioni e differenze di vedute nella compagine di governo.

La decisione, frutto di non semplici negoziati, è arrivata però dopo una riunione molto breve alla quale hanno partecipato, oltre al presidente del Consiglio, i vicepresidenti, i titolari della Giustizia, Alfonso Bonafede, della Difesa, Elisabetta Trenta, e dell'Economia, Giovanni Tria. Secondo quanto si apprende, il vicepremier leghista avrebbe voluto una rivoluzione più ampia, ossia cambiare non solo i vertici, ma anche tutti i vice dell'intelligence. Forse una mossa solo rimandata

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