C'eravamo tanto amati: nove mesi di scintille tra Di Maio e Salvini

Fisco, rifiuti, imprese, migranti e, in questi giorni, Tav: tra un bacione e una stretta di mano, la lite è stata spesso dietro l'angolo

Abbracciati davanti a un cuore rosso. Apparivano così Luigi Di Maio e Matteo Salvini in un murales nel centro di Roma a pochi giorni dal giuramento del governo Conte. Ma nove mesi sono lunghi e tra un bacione e una stretta di mano, tra i due vicepremier sono volate spesso scintille.

L'ultima stoccata è arrivata venerdì pomeriggio da Di Maio. La Tav "non è una questione di testa dura, sono discorsi da bambini", ha sentenziato in conferenza stampa. Una chiara risposta alle parole di Salvini. "Sulla Tav ci sono due posizioni diverse tra Lega e M5S: loro sono contrari, noi favorevoli. Vediamo chi tra me e Di Maio ha la testa piu dura", ha detto il leghista ieri sera in tv.

Ma i due vice premier ci hanno abituati da tempo ai loro battibecchi. Era metà ottobre quando Di Maio accusò una "manina tecnica o politica" di aver "manipolato" il testo del decreto fisco. "Per scemo non passo - era stata la risposta tagliente di Salvini - Non volete quella roba? Chi l'ha letta e verbalizzata sono Conte e Di Maio. Chi leggeva non leggeva bene? Chi scriveva non scriveva bene?".

Superata l'impasse fiscale, appena un mese dopo, terreno di scontro era stato lo smaltimento dei rifiuti. "Un inceneritore per ogni provincia" aveva tuonato Salvini in Campania. "Gli inceneritori non c'entrano una beneamata ceppa", la risposta di Di Maio. "Li faremo e senza ceppa", aveva replicato infine il leghista.

Dai rifiuti alle imprese. A dicembre partì la corsa a chi tra i due vicepremier ne incontrava di più. Dopo il tavolo con 10 sigle convocato da Salvini, Di Maio rilanciò: "Domani noi ne riuniremo 30 di sigle", precisando: "I fatti si fanno al Mise", quindi non all'Interno.

E ancora sui migranti. "I porti italiani rimarranno chiusi", diceva il leghista a Natale, quando le navi Sea Eye e Sea Watch 3, con a bordo 49 migranti, erano alla ricerca di un porto. "Salvini non può decidere da solo" aveva ribattuto subito il grillino. Sul protagonismo di Salvini, Di Maio è tornato di nuovo. Non può succedere che "Siccome ad uno non va bene (la Tav) decide solo uno, perché non funziona così".

A Palazzo Chigi il clima è teso. Si vedrà nelle prossime ore se la Tav porterà alla rottura dell'idillio gialloverde o sarà solo un consueto battibecco.

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