Briatore e il Movimento del Fare: "Cairo e Montezemolo? A settembre parlo con tutti"
Briatore e il Movimento del Fare: "Cairo e Montezemolo? A settembre parlo con tutti"

L'imprenditore propone non un partito ma una sorta di società di consulenza a disposizione del Paese, in maniera totalmente gratuita

Flavio Briatore, 69 anni, è l’emblema dell’imprenditore che, partito dal basso, è riuscito a trasformare in oro praticamente tutto ciò che ha toccato. E ora ha deciso di farlo pure con il ‘Paese Italia’. Il suo neonato Movimento del Fare, però, non si presterà al giudizio degli elettori. Rimarrà all’esterno, una sorta di società di consulenza a disposizione del Paese, in maniera totalmente gratuita.

Pochi giorni fa ha lanciato via social il Movimento del Fare. E’ una discesa in campo politica? "Assolutamente no, si tratta di un movimento completamente apolitico, nè di destra, nè di sinistra, nè di centro. Vogliamo raggruppare gente che fatto bene, che ha una carriera e che possa dare il suo contributo gratuito al Paese, senza ricevere alcun pagamento. E’ una consulenza gratis”.

Ma chi sarebbe disponibile a mettersi in gioco in un progetto del genere? “Chi ha avuto molto dal Paese. Io sono un caso atipico, perché quasi tutta la mia carriera l’ho fatta fuori dall’Italia. Ma c’è molta gente desiderosa di dare il suo aiuto senza impegnarsi politicamente”.

Fra i nomi spuntati negli scorsi giorni c’è quello di Oscar Farinetti. Ma è inevitabile pensare a due personalità come Luca Cordero di Montezemolo e Urbano Cairo, che in momenti diversi si sono già avvicinati alla vita pubblica. “Parleremo con tutti. Con Luca ci unisce un’amicizia da 30 anni e con Cairo c’è un super rapporto. A settembre sentiremo tutti, intanto si è manifestata gente che mai mi sarei aspettato. L’importante è non essere legati a carri politici. Persone che hanno viaggiato, che parlano le lingue, che hanno fatto bene fino ad oggi e che possano dare un aiuto concreto, mettendo a disposizione le loro conoscenze”. 

Sono tanti i punti all’ordine del giorno del Movimento di cui ha già parlato, fra cui il turismo, forse quello che le sta più a cuore. “Certo, perché l’Italia non ha una strategia. Dobbiamo trovarne una utile almeno per i prossimi dieci anni. Noi potremmo prepararla e presentarla al ministro deputato, di qualunque colore politico sia. Ma bisogna mettere gente che sa agire a lavorarci. E’ la strategia a mancare oggi”.

La sua, da imprenditore, è una posizione molto critica pure sul reddito di cittadinanza. Quale è la sua idea? “Va spostata la logica. Non deve essere lo Stato a pagare perché tu non lavori, altrimenti si parla di assistenzialismo. Bisogna invece permettere alle aziende di assumere con le stesse condizioni del reddito di cittadinanza. Almeno dai alle aziende la possibilità di assumere e controlli che le persone lavorino. Non deve essere lo Stato a regalare dei soldi, non ha senso si sostituisca alle aziende. E’ fondamentale permettere al Sud di ripartire, per esempio, con i porti, l’Ilva. Io sono favorevole anche al Ponte sullo Stretto: darebbe centinaia di posti di lavoro per i prossimi dieci anni. I posti di lavoro li crei con le infrastrutture”. 

Il suo giudizio sull’attualità politica è duro, non ha paura di trovare la stessa sorte mettendosi in gioco? “Basta vedere il casino di questo momento. Il politico fa la sua vita e al Paese non pensa nessuno. Così come nessuno vorrà andare alle elezioni, perché hanno capito che perderebbero tutti. Noi siamo in una posizione diversa, non abbiamo il tempo di fare politica. Mettiamo in campo chi ha fatto e fa il bene del Paese ogni giorno, e poi vediamo”. 

Il tutto, comunque e sempre gratis? “Certo, lavoreremo gratis per il Paese. Anche perché non potrebbero permettersi di pagarci”. 

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