Bersani: Berlusconi prenda atto che sua ricetta ha fallito

Roma, 28 ott. (LaPresse) - "Credo che sia legato all'istinto profondo dell'uomo di non mollare la sua creatura e di non prendere atto del fatto che i risultati non ci sono. Dopo anni della sua cura il Paese ha bisogno di mettersi alle spalle un periodo". Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, su Rai 1, commentando l'annuncio di Silvio Berlusconi di tornare in campo.

Passando poi al capitolo delle primarie, Bersani ha spiegato: "A Renzi voglio dire un paio di cose: attenzione che non sia convinto di dare per nuove delle cose che abbiamo già visto negli anni '80 e '90. La gente si è stancata di sentire contenuti e meccanismi comunicativi che hanno fatto il loro tempo. E poi bisogna volere un po' più bene al Pd, a volte sento delle critiche che sembrano fatte dai nostri avversari". In particolare, ha continuato, "parliamo di giovani. Continuiamo a dire loro solo 'opportunità'? E' una bella parola ma gliel'abbiamo detta per 25 anni. Se non la accompagnamo con 'uguaglianza' è una cosa avvantaggia i più forti. Io dico che adesso serve un po' più di uguaglianza, se no l'economia non gira".

Bersani ha poi rivendicato la scelta di modificare lo statuto del Pd per permettere a Renzi di prendere parte alle primarie: "Penso che se c'è un distacco tale tra cittadini e istituzioni che se la politica non mostra di saper rischiare qualcosa, di sapere guardare i cittadini negli occhi, non si va avanti". Senza la modifica, ha ricordato il conduttore Massimo Giletti, Bersani sarebbe stato il candidato premier per il partito alle primarie di coalizione e Renzi non avrebbe potuto prendervi parte.

Il segretario del Pd ha difeso poi l'alleanza con il leader di Sel Nichi Vendola. "Capisco - ha detto - che ci sia un antico riflesso di quando eravamo 11 o 12 partiti. Promettemmo unità e non consegnammo la merce. Ora c'è il Pd - aggiunge - non ci sono più 12 partiti, ci sono alcuni partiti che si accostano alla nostra proposta politica. Abbiamo oggi un meccanismo nuovo, in caso di dissenso si vota a maggioranza nei gruppi congiunti, quindi c'è la certezza di arrivare alle decisioni".

A proposito di Zoia Veronesi, la segretaria storica di Bersani indagata per truffa aggravata alla regione Emilia Romagna, il capo del Pd ha sottolineato: "La magistratura fa bene a fare accertamenti. Dopo di che quella persona lì, tutti quelli che la conoscono l'ultima cosa che possono pensare è che possa prendere lo stipendio senza lavorare". "La magistratura fa il suo mestiere - ha aggiunto - poi spero che nel gran frullatore dei media che mette assieme tutto, l'opinione pubblica riesca a farsi un'opinione. Bisogna distinguere, altrimenti saranno solo gli onesti ad andarsene, quelli che non dormono la notte su queste cose e che tengono al proprio nome più di ogni altra cosa. Il rischio è che restino solo quelli col pelo sullo stomaco, quelli che non se ne fanno un problema".

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