Berlusconi: Leale a Monti, pronto a discutere su articolo 18

Roma, 18 feb. (LaPresse) - A fianco di Monti con lealtà, pronto a sostenerlo nella riforma dell'architettura istituzionale del Paese e disposto a un dialogo costruttivo sull'articolo 18. E' un Silvio Berlusconi pronto ad impegnarsi ancora sul campo - e senza risparmiarsi nelle frecciate agli alleati - quello che emerge dalla lunga intervista che l'ex presidente del Consiglio ha rilasciato all'agenzia di stampa spagnola Efe. "Conosco bene la serietà e competenza di Monti, e gli sono al fianco con lealtà" dice l'ex premier, spiegando poi che il governo tecnico si trova "nella posizione ideale per realizzare le riforme che il mio esecutivo aveva avviato senza poterle portare a termine, anche per la riluttanza dei partner della nostra coalizione". E di "posizioni diverse" Berlusconi parla anche a proposito della Lega nord che "vuole dimostrare la sua identità" e ha deciso di non appoggiare il governo Monti. Questo, però, spiega il Cavaliere "non significa la fine della nostra alleanza".

Berlusconi, nell'intervista a Efe, non si tira indietro nemmeno sulla questione dell'articolo 18, che "non può essere un tabù" e di cui "si deve poter discutere". "A suo tempo - afferma l'ex premier - noi proponemmo di modificarlo almeno per i nuovi assunti, ma la reazione, soprattutto dei sindacati, fu furibonda. Alla fine quest'idea è tornata. Produttività, crescita e occupazione, così come la fiducia dei mercati e degli investitori internazionali, dipendono in gran parte dalla riforma del nostro sistema di relazioni lavorative". A sostegno della "lealtà" espressa a Mario Monti, il Cavaliere precisa anche la sua posizione sulla vicenda del posto fisso, definito dall'attuale presidente del Consiglio "monotono". "Monti voleva dire - spiega Berlusconi - che nel mondo di oggi, più di ieri, l'obiettivo non può essere mai il posto di lavoro fisso, ma il lavoro in sé. Nessuno meglio di me può sposare questa tesi". Il premier, insomma, "non voleva certo elogiare il precariato".

Del futuro Berlusconi parla snocciolando le sue certezze. "Mi presenterò per il Parlamento, ma non mi candiderò alla presidenza del Consiglio" fa sapere l'ex premier, ribadendo di voler sostenere il segretario del Pdl, Angelino Alfano "che ha 35 anni meno di me. Tutta la mia generazione deve fare un passo indietro e lasciare spazio ai più giovani. Io avrò un ruolo di padre fondatore. Darò il mio contributo alla campagna elettorale quando la parentesi del governo tecnico si chiuderà".

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