Berlusconi: "Il governo cadrà, siamo all'anticamera di una dittatura". Salvini: "Sciocchezze da frustrati"

Botta e risposta a distanza tra i due dopo l'attacco di Di Maio ai media. Bonafede: "Legge sul conflitto di interessi anche per l'editoria"

"Se si continua così, siamo davvero all'anticamera di una dittatura...". Un Silvio Berlusconi in grande spolvero non si fa di certo scappare l'occasione di esprimere un giudizio sulle parole di Luigi Di Maio contro i giornalisti. Tornato a Roma per il congresso dei giovani di Fi, il Cav si concede alla stampa per alcune dichiarazioni al vetriolo su un tema che continua a essere caldissimo.  Il leader azzurro, impegnato in una vera e propria campagna contro i pentastellati (e non solo), non può essere frainteso, l'attacco è infatti indirizzato a tutto l'esecutivo giallo-verde (compreso il Carroccio): "Siamo in una democrazia illiberale" e "siamo di fronte a un governo pericoloso". Più veloce di un Frecciarossa, le parole del Cav  arrivano a Milano dove Matteo Salvini le derubrica come "sciocchezze da euroburocrati e frustrati di sinistra". "Berlusconi parla addirittura di rischio 'dittatura' in Italia? L'Italia con la Lega al governo sarà sempre democratica e mai più serva di nessuno" conclude lapidario.

Infimi sciacalli, pennivendoli e puttane, la stampa ri-entra nel mirino del Movimento 5 Stelle, come già successo in passato con la black list per i cronisti non graditi. Sul tema viene interrogato-provocato anche Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia. Lucia Annunziata inizia la sua intervista stuzzicando il guardasigilli: "Lei mi vede più come pennivendola o come puttana?". Spiazzato e in evidente imbarazzo, il ministro la butta in calcio d'angolo: "Ciascuno ha lo stile con cui esprime il suo pensiero, io ho il mio. Di Maio e Di Battista facevano riferimento ai 2 anni in cui la sindaca Raggi è stata massacrata dalla stampa, e su questo non ci sono dubbi". E poi si allinea con il capo politico pentastellato: "In democrazia è giusto che i giornalisti raccontino i fatti e mettano in difficoltà la politica, ma c'è un trattamento differenziato tra Lega e M5S". E' per questo, assicura Bonafede, "ci sarà una legge sul conflitto di interessi. Chi è padrone di un giornale ha interessi economici rilevanti, che possono portarlo a direzionare l'informazione".

A tuonare su Facebook è Nicola Zingaretti. "Chiedete scusa" e "per cortesia, vergognatevi per la vostra aggressività questa volta verso i giornalisti. Siete stati voi che, anche a Roma, in occasione dell'avvio di qualsiasi indagine giudiziaria, vi siete comportati come delle iene feroci calpestando la normale dialettica politica e aggredendo con una violenza inaudita tutti coloro che erano anche solo oggetto di inchieste, con squallide conferenze stampa e sceneggiate". A replicare questa volta è il sottosegretario agli Affari Esteri, Manlio Di Stefano che ribadisce la necessità di abolire il finanziamento pubblico all'editoria: "Troppi giornali sono ormai in chiaro conflitto di interessi e per decenni hanno preso milioni di soldi pubblici tramite le tasse dei cittadini per poi fare propaganda politica per i loro editori tesserati o proprietari di partiti politici". Intanto la Federazione della stampa ha annunciato per martedì 13 alle 12 un flashmob a difesa dell'informazione in 20 capoluoghi di Regione.
 

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