Berlusconi alla resa dei conti

Roma, 7 nov. (LaPresse) - Ha lasciato Roma in mattinata, Silvio Berlusconi, per volare alla volta di Milano. Ha riunito a villa San Martino i suoi figli e ha pranzato con loro e con l'amico di sempre, il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. Il pranzo del lunedì, una consuetudine a cui non è riuscito a rinunciare, soprattutto vista la difficile situazione politica, si è trasformata in un'occasione di riflessione con le persone a lui più vicine. Mentre si rincorrevano voci (quelle di Bechis, vicedirettore di 'Libero', e di Giuliano Ferrara, direttore de 'Il Foglio') che lo davano sulla strada del Quirinale pronto a rimettere il mandato nelle mani di Napolitano, piazza Affari rispondeva con un sussulto e i titoli delle aziende di famiglia andavano in picchiata, il Cavaliere rifletteva con Marina e Pier Silvio.

La voglia di non arrendersi lo ha portato a decidere che era il caso di smentire quelle voci. Lo ha fatto rispondendo sulla sua pagina di Facebook: "Le voci di mie dimissioni sono destituite di fondamento". Poi ha alzato la cornetta e ha composto il numero della redazione di Libero per aggiungere: "Domani si vota il rendiconto alla Camera, quindi porrò la fiducia sulla lettera presentata a Ue e Bce. Non capisco come siano circolate le voci delle mie dimissioni, sono destituite di ogni fondamento. Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi". Messe a tacere le voci, nel pomeriggio il premier ha poi ricevuto anche la visita del ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, che nel corso di una lunga chiacchierata con il Cavaliere gli avrebbe prospettato la disponibilità della Lega, in caso di un suo passo indietro, a sostenere la personalità da lui indicata per guidare il governo. Il Cavaliere, secondo quanto riferiscono fonti del Carroccio, avrebbe risposto picche, facendo presente di avere i numeri per andare avanti.

Ha respinto gli assalti, per oggi, e non vuole mostrarsi preoccupato per l'emorragia che affligge la sua maggioranza, ma Berlusconi è consapevole che quella che si è aperta sarà con ogni probabilità l'ultima settimana di vita del suo governo. Il premier si prepara quindi al redde rationem in Parlamento, che non sarà però domani pomeriggio, quando a Montecitorio si voterà sul rendiconto generale dello Stato, già bocciato dalla Camera nelle settimane scorse. Nonostante i numeri della maggioranza sempre più in bilico, il provvedimento dovrebbe infatti passare, ma subito dopo il presidente del Consiglio è intenzionato a presentarsi di fronte alle assemblee parlamentari per chiedere un voto di fiducia sulla lettera presentata alle autorità europee. Così tra mercoledì e giovedì potrebbe decidersi il futuro del governo, prima con l'intervento di Berlusconi e poi 24 ore dopo con il voto di fiducia, che, intervenendo in serata al telefono con una manifestazione a Monza, si dice sicuro di superare.

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