Battaini-Dragoni (CdE): Diritti umani a rischio in Europa

Torino, 13 dic. (LaPresse) - Si svolge oggi a Torino la conferenza internazionale 'Diritti umani e politiche estere', organizzata dal Consiglio d'Europa, dalla commissione Diritti umani del Senato della Repubblica e dalla Camera dei Deputati. Presenti 120 parlamentari dei 47 Paesi del Consiglio d'Europa e alcuni degli esponenti più significativi dell'azione per i diritti umani nel campo delle istituzioni. Tra questi la segretaria generale aggiunta del Consiglio d'Europa, Gabriella Battaini-Dragoni, che in esclusiva per LaPresse fa il punto sulla situazione sui diritti umani nel nostro Paese e nel Mediterraneo.

Cominciamo dall'Italia, e dai rischi che corre il nostro Paese.

"L'Italia come tutti i Paesi colpiti dalla crisi economica vede ridursi i propri diritti sociali - spiega Battaini-Dragoni - ci sono grandi difficoltà socioeconomiche. Mi ha molto impressionato la crescita del numero di piccole-medie imprese che chiudono, in larga maggioranza perché falliscono, in minoranza perché chi le gestisce è stufo. Ciò ha gravi ricadute sul piano sociale".

Il Governo Monti ha fallito?

"Questi sono dati preoccupanti sintomo di una situazione molto difficile, che deriva anche dallo smarrimento a livello politico - risponde Battaini-Dragoni - a questo Governo è stata tolta la spina troppo presto, e per questo c'è frustrazione. Francamente non so dove andremo, ad esempio rimane insoluto il problema degli esodati, si viene a spezzare un processo in corso e ci sono molti cittadini in difficoltà".

Il ministro Fornero sarà presente alla riunione odierna a Torino. Che giudizio dà del suo operato?

"Certamente la vicenda esodati è un problema. Ma con lei abbiamo lavorato bene. Proprio in questi giorni, grazie al suo impegno abbiamo siglato la convenzione Istanbul contro la violenza sulle donne e contro le violenze domestiche. Sono molto orgogliosa di questo risultato".

Concretamente, cosa porterà questa firma? "Ad oggi sono 24 i Paesi europei che l'hanno firmata, ma a ratificarla per ora è stata solo la Turchia. C'è poi un gruppetto di Paesi composto da noi, Francia, Svezia, Finlandia e Portogallo che l'hanno recepita. Ma affinché il testo diventi cogente, devono essere almeno dieci i Paesi che la ratificano. E' un cammino lungo".

Specie ora che il governo Monti lascia.

"Temo di sì. Finora abbiamo fatto tutto in fretta e bene. Ho incontrato la Fornero a settembre e martedì il Consiglio dei ministri ha approvato la Convenzione, anche grazie alla volontà di andare avanti del ministro della Giustizia, Paola Severino".

In generale, però, l'Italia sul fronte violenza non pare all'avanguardia.

"E invece no - spiega Battaini-Dragoni - siamo l'unico Paese ad avere una legge sulla repressione dello stalking. Ci sono poi altre misure concrete in atto, come i centri d'ascolto. Vediamo cosa succederà con il nuovo Governo, anche perché il dato dei femminicidi rimane drammatico, al 22 novembre erano state uccise, nel 2012, 176 donne". Allargando lo sguardo all'Europa, Battaini-Dragoni vede però scenari ancora più foschi. "La situazione non sta migliorando. Ci sono serie indicazioni di regressione all'accesso dei diritti sociali e economici, collegati alle politiche di austerità in corso. Ad esempio l'accesso al lavoro guardando a Grecia e Spagna, ma anche in Francia". In altri Paesi poi, dove c'è crescita economica, come la Russia, non va meglio: "Lì si avvertono difficoltà su altri tipi di diritti: ad esempio in Turchia abbiamo un numero record di giornalisti imprigionati. Ci sono poi i casi Tymoshenko, quello delle Pussy Riot, limiti alla libertà di riunione e manifestazione, ad esempio in Azeibaigian" spiega Battaini-Dragoni. "Non si va verso un mondo che garantisce i diritti, bisogna seguire queste situazioni, si deve dare forma al sostegno a queste politiche in questi Paesi per far rispettare i diritti umani e sociali".

L'Italia ha un numero record di condanne della Corte europea.

"Anche sotto questo profilo - spiega Battaini-Dragoni - la caduta del Governo Monti non aiuta. Il ministro Severino è preoccupata per l'alto numero di casi in sospeso in Italia. Colpa della lunghezza dei processi. Ma con la caduta del Governo anche qui si fermerà tutto".

Non va meglio a sud del Mediterraneo, la Primavera araba dopo due anni sembra già svanita.

"Noi cooperiamo con Marocco, Tunisia, Giordania e Palestina - spiega Battaini-Dragoni - esistono 200 convenzioni europee, se fossero adottate si potrebbe cooperare in modo più organico sul fronte della lotta alla corruzione, dell'immigrazione clandestina, della protezione della donna, sulle eguali opportunità, sulla protezione dei bambini dagli abusi. Noi non imponiamo i temi, ma proponiamo le nostre risorse". In alcuni Paesi, però, questi messaggi non riescono ancora ad arrivare. "In Libia c'è ancora troppa confusione - dice la segretaria generale aggiunta del consiglio d'Europa - così come in Egitto dove ci preoccupano alcuni aspetti della costituzione".

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