Banche, mozione sfiducia M5S. Boschi: Vediamo chi ha maggioranza

Roma, 14 dic. (LaPresse) - La querelle intorno al decreto banche continua fuori e dentro le aule parlamentari. Nell'agone politico la questione ruota attorno alle dimissioni del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi che tuttavia non sembra scomporsi e riporta la questione al punto. "Discuteremo in Aula, voteremo, poi vedremo chi ha la maggioranza", risponde ai giornalisti a Montecitorio. A volere la sua testa, in primis, il Movimento 5 Stelle - che oggi ha illustrato le ragioni della sua mozione di sfiducia - cui si sono aggiunte la Lega Nord e Forza Italia. La strana alleanza viene contestata dal leader di Conservatori Riformisti Raffaele Fitto, fra i tanti delfini mancati di Silvio Berlusconi. "Nessuno ha ancora smentito l'annuncio di ieri di Forza Italia di presentare una mozione di sfiducia verso il ministro Boschi", scrive l'eurodeputato. E infila il dito nella piaga: "Che lo facciano i grillini, è assolutamente coerente rispetto alla loro impostazione, il M5s fa coerentemente la sua parte. Che invece Forza Italia si faccia dettare la linea dal M5s, la dice lunga su quanto le prediche garantiste del passato rischino di essere clamorosamente contraddette dai comportamenti di oggi". Insomma, la testa del ministro Boschi potrebbe rivelarsi un nuovo boomerang per il centrodestra.

Nella mozione depositata oggi l'accusa del M5S ruota principalmente attorno al fatto che "il ministro Boschi, così come indicato nella dichiarazione patrimoniale pubblicata sul sito del Consiglio dei Ministri, possedeva circa 1.500 azioni" della Banca Etruria interessata dal cosiddetto decreto Salva Banche e che "il padre del ministro, Pier Luigi Boschi, e il fratello Emanuele Boschi, hanno avuto rapporti professionali e di dipendenza con la suddetta Banca". Attorno al ministro, però, fanno quadrato il governo e la maggioranza, in attesa che sia convocata la riunione dei capigruppo della Camera dove verrà decisa la data in cui la mozione verrà votata in aula.

Prosegue anche la protesta degli obbligazionisti che hanno perso i loro risparmi. Una delegazione è stata ricevuta ieri alla Leopolda di Firenze dal ministro per l'Economia Pier Carlo Padoan. Non sono bastate le rassicurazioni del ministro sulla disponibilità del fondo da 100 milioni di euro per chi è stato truffato, al quale aggiungere il maggior ricavo dalla cessione delle bad bank e contributi volontari da parte del sistema bancario italiano. In un comunicato, oggi il gruppo 'Vittime del salva banche' lamenta di non essere stato ricevuto da Matteo Renzi e rifiutano ogni tipo di "elemosina". "L'unico modo - spiegano - in cui la riparazione di un torto non si configuri come una elemosina, infatti, è che tale compensazione sia slegata da ogni considerazione patrimoniale e di reddito, ovvero che sia operata in egual misura nei confronti di tutti i soggetti coinvolti. Si incoraggiano pertanto tutti gli istituti bancari italiani a contribuire all'azione di sostegno del fondo". Le 'vittime' chiedono poi le dimissioni di chi doveva controllare e non l'ha fatto, a cominciare dal presidente di Consob Giuseppe Vegas.

E' di questa mattina la 'risposta' del vice presidente Abi, Giuseppe Ghisolfi: "Nessuno obbliga i clienti ad acquistare determinati titoli, se qualcuno compra obbligazioni subordinate deve essere consapevole dei rischi".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata