Attacco a Mattarella sui social: sospetti su troll creati in Russia
Potrebbe esserci lo zampino di Mosca dietro la valanga di messaggi che chiedevano le dimissioni del capo dello Stato dopo il 'no' a Paolo Savona

La mano del Russiagate dietro gli attacchi su Twitter a Sergio Mattarella, nella notte del "gran rifiuto". A rivelarlo è il Corriere della Sera che con dovizia di particolari svela un attacco social al nostro capo dello Stato consumatosi tra il 27 e 28 maggio scorso, quando il Colle si oppone a Paolo Savona ministro dell'Economia, facendo rimettere il mandato al premier incaricato Giuseppe Conte.

In poche ore, racconta Marzio Breda, migliaia di profili cominciano un tam tam di cinguettii sotto l' hashtag #Mattarelladimettiti. La ricostruzione del quotidiano riporta gli attacchi al momento in cui Luigi Di Maio aveva appena chiesto la messa in stato d'accusa del presidente della Repubblica. Tutti messaggi le cui firme sembrerebbero riconducibili al Russiagate. "Nel passato recente quei profili su Twitter, che appartengono a italiani del tutto ignari, erano stati usati una o più volte dalla Internet Research Agency (Ira) di San Pietroburgo per far filtrare nel nostro Paese la propria propaganda a favore dei partiti populisti, dei sovranisti e degli anti-europei" scrive Breda.

Ora la domanda è: I troll russi sono entrati anche in Italia, come si ipotizza negli Usa? Vogliono difendere i governi sovranisti e filorussi? L'inchiesta del Corriere fa saltare sulla sedia il Partito democratico, che scende in campo a difesa del presidente della Repubblica. Il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) guidato da Lorenzo Guerini (Pd) è pronto, secondo quanto si apprende, a discuterne già lunedì prossimo, quando sarà audito a palazzo San Mauro il capo del Dis, Alessandro Pansa.

Il tema era già, nella scorsa legislatura, stato affrontato dal Comitato con la richiesta di riferire su possibili tentativi di influenzare via etere la politica italiana e di conseguenza anche le tornate elettorali. Richiesta che secondo quanto emerso, viene spiegato, non aveva trovato riscontro nelle indagini. Michele Anzaldi, primo firmatario della proposta di legge sull'istruzione della Commissione d'inchiesta sulle fake news, chiede di ascoltare in Copasir anche l'ambasciatore americano, quello russo, i vertici dei servizi segreti italiani e soprattutto il premier Conte e i ministri di Esteri e Difesa, Moavero Milanese ed Elisabetta Trenta. "E' opportuno che le autorità dicano quello che sanno, avvicino accertamenti e presentino relazioni dettagliate al Comitato parlamentare di controllo sulla sicurezza".

"Gli attacchi nei confronti del Presidente della Repubblica sono stati infamanti e gravemente intimidatori in un momento cruciale della vita politica nazionale" rileva il dem Dario Parrini, per questo reputa "urgente" una informativa del premier Conte in aula al Senato. Matteo Renzi rilancia la necessità dell'istituzione della Commissione d'inchiesta sulle fake news sottolineando come anche "nelle campagne elettorali e referendari tweet e post sono tutti contro il PD".

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