Anac, Cantone: "No marce indietro sul codice sugli appalti". E ribadisce: "Avanti fino al 2020"
Il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione presenta la relazione annuale al Senato: "Servono scelte univoche dal nuovo legislatore"

Continuare a lavorare con il massimo impegno fino al 2020. Questo il percorso tracciato dal presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, durante la presentazione della relazione annuale al Senato. Un lavoro che andrà avanti fino a quando "questo Consiglio terminerà il suo mandato, per far sì che la prevenzione si imponga, diventando uno strumento di efficienza del sistema e non un intralcio burocratico". "Non riteniamo che l'autorità debba essere destinataria di nuovi poteri", aggiunge.

Poi affronta il capitolo del sistema degli appalti, che, a suo dire, non è bloccato. "Per gli appalti non si può che partire dal Codice del 2016. A poco più di due anni di distanza non si va nella direzione auspicata con marce indietro e deroghe ad hoc. La materia ha certamente bisogno di scelte chiare e univoche da parte del nuovo legislatore".

"Il rilancio del sistema di lavori pubblici necessita non solo di regole semplici e comprensibili ma anche stabili. Una completa retromarcia - sottolinea Cantone - rischierebbe di creare una ulteriore fase di fibrillazione con una nuova crisi del settore dal quale sia sta lentamente uscendo".

"Credo che sia opportuno fare delle semplificazioni, ci sono delle indicazioni da accogliere dal governo, sempre restando che governo e parlamento sono i domini. Noi daremo un contributo se ci sarà chiesto", prosegue il presidente dell'Anac, aggiungendo che il colloquio con Conte "è andato benissimo".

Sempre in materia di appalti, continua, "con riferimento all'attività consultiva sono state 297 le pronunce in sede di precontenzioso (di cui 35 su richiesta congiunta), istituto che continua a riscuotere grande successo tanto che le decisioni hanno consentito il formarsi di una vera e propria giurisprudenza".

Cantone torna poi sullo scandalo corruzione sul nuovo stadio della Roma. "Noi sullo stadio della Roma abbiamo fatto delle attività, ma era un'attività prodromica. Noi avevamo fatto un'attività di controllo su alcuni aspetti, non avevamo evidenziato criticità. Certo il contesto che emerge è preoccupante, per la mentalità di alcuni che pensano che tutti i problemi si risolvano ungendo le ruote". "Iter a rischio? Non dipende da noi, ma dal Comune".

Infine un pensiero a Mattarella. "Lasciatemi esprimere" un profondo ringraziamento al signor presidente della Repubblica, "che, con il suo autorevole magistero, non manca mai di indicare la corruzione come un male assoluto da combattere". 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata