Aldo Moro, Grasso: 9 maggio 1978 giorno più buio della Repubblica
Il corpo fu ritrovato 38 anni fa la famiglia di Moro rifiutò i funerali di Stato

Non c'erano ancora Twitter o Instagram a diffonderle in tempo reale, ma le fotografie in bianco e nero scattate in via Caetani, a Roma, il 9 maggio di 38 anni fa, rimangono comunque scolpite nella storia d'Italia. Dopo 55 giorni di prigionia veniva ritrovato, all'interno del bagagliaio di una Renault 4 rossa, rubata, il cadavere di Aldo Moro. Il presidente democristiano era stato rapito il 16 marzo 1978, in via Fani, da un commando delle Brigate rosse. Era il giorno del giuramento del quarto Governo guidato da Giulio Andreotti. Le Br bloccarono la Fiat 130 di Moro, uccisero i cinque agenti della scorta, Raffaele Inozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi e sequestrarono il presidente Dc.

L'AUTO ABBANDONATA. Quando venne ritrovato, il suo corpo era sotto una coperta, martoriato da 10 colpi. L'auto era stata abbandonata in pieno centro, simbolicamente a metà strada tra piazza del Gesù (dov'era la sede nazionale della Democrazia Cristiana) e  via delle Botteghe Oscure, quartier generale Partito Comunista Italiano). La famiglia di Moro rifiutò i funerali di Stato, ritenendo lo Stato italiano colpevole di aver fatto poco o nulla per salvargli la vita. Papa Paolo VI, suo amico e confessore, alcuni giorni dopo il suo ritrovamento celebrò una solenne commemorazione funebre pubblica per la sua scomparsa, a cui parteciparono numerose personalità della politica e delle istituzioni. Fu sepolto nel comune di Torrita Tiberina, dove lo statista amava soggiornare.

IL RICORDO DI MATTARELLA E GRASSO. Questa mattina il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in visita privata nel piccolo paese della provincia romana per un momento di raccoglimento sulla tomba del presidente Dc, mentre il presidente del Senato Pietro Grasso ha deposto una corona d'alloro in via Caetani. "L'immagine del corpo di Aldo Moro riverso nella Renault 4  parcheggiata in Via Caetani accese i più reconditi e oscuri timori della nostra nazione. Fu forse il giorno più buio della "notte della Repubblica" ha ricordato Grasso. "Trovammo la forza di reagire e, alla fine, abbiamo vinto perché le forze migliori del Paese si sono unite nel comune obiettivo di difendere la nostra democrazia" ha aggiunto, sottolineando come la sua eredità sia ancora oggi "una fonte preziosa di insegnamento e di ispirazione".  

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