Al via al governo M5S-Lega: Cottarelli rimette il mandato, Conte accetta nuovo incarico
Si forma il nuovo esecutivo giallo-verde. Savona alle Politiche comunitarie, Giovanni Tria al Mef

Ora gli italiani pretendono che le promesse si trasformino in fatti. Dopo quasi 90 giorni di tira e molla, riunioni, fughe, telefonate, scontri e rappacificazioni un governo c'è. Lo guiderà Giuseppe Conte con due 'angeli custodi', i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, leader rispettivamente di M5S e Lega, attori di quel 'contratto' su cui si poggia l'intero impianto dell'esecutivo.

Ma per arrivare al risultato c'è voluto un lavoro massacrante di tre mesi, giorni e notti di contatti e proposte, minacce e accordi: il capo politico e il segretario federale si sono studiati, 'annusati', capiti, fino a quando non è esplosa una sintonia inarrestabile. Perché in campagna elettorale se ne sono dette di tutti i colori, eppure dall'inizio della diciottesima legislatura hanno creato una vera e propria 'macchina da guerra' gialloverde, che ha portato allo sblocco immediato delle trattative per le presidenze di Camera e Senato, dando il primo segnale concreto che stava nascendo un connubio profondo.

Infatti, se Conte può presentarsi come presidente del Consiglio al ricevimento del Quirinale per la Festa della Repubblica, lo deve proprio al colpo di scena finale di Salvini e Di Maio. Quando tutto sembrava pronto per l'ingresso di Carlo Cottarelli a Palazzo Chigi, con tanto di piazze convocate per gridare al 'golpe' e sostenere la messa in stato d'accusa del capo dello Stato, il leader pentastellato ha deciso di fare un'improvvisa retromarcia, anzi, un'inversione a U, tornando con il capo chino al Colle per proporre la soluzione all'impasse: se Paolo Savona al Mef è l'ostacolo al governo del cambiamento, allora spostiamolo in un altro dicastero (alle Politiche comunitarie) e scegliamo un nuovo ministro dell'Economia (Giovanni Tria).

Un'offerta che l'altro dioscuro, Salvini, non ha potuto proprio rifiutare, dopo una lunghissima notte di riflessione. Una volta ricevuto il via libera da Roma, l'ormai ex vicepresidente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa ha lasciato di fretta e furia Firenze, dopo l'ultima lezione all'università, per far rientro nella Capitale e partecipare al vertice decisivo con i leader della maggioranza. In poco più di due ore hanno trovato la quadra e limato la lista dei ministri. Poi la telefonata al Colle: ci siamo, possiamo tornare?

 

 

 

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