Adozioni gay, il no della Chiesa: Bambini non sono merce

Roma, 12 gen. (LaPresse) - All'indomani della sentenza con cui la Cassazione, respingendo il ricorso di un uomo di Brescia, contrario all'affidamento del figlio all'ex compagna, ora convivente con una donna, ha definito "un mero pregiudizio" pensare che un bambino non possa essere cresciuto da una coppia omosessuale, la Chiesa cattolica ribadisce il suo no all'ipotesi dell'adozione di bambini da parte dei gay. Per Monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, intervistato da Radio Vaticana, il rischio è che il bambino si trasformi in "una sorta di merce", invece di "nascere e crescere all'interno di quella che - da che mondo è mondo - è la via ordinaria, cioè con un padre e una madre".

"Sentenza pericolosa" anche per il quotidiano dei vescovi. Per Avvenire "siamo di fronte ad una concezione che attinge il suo humus culturale alle forme illuministiche più primitive - si legge nell'editoriale firmato da Carlo Cardia - nega ogni preziosità dell'esperienza umana, e ritiene che anche per la dimensione della paternità e maternità il genere umano possa ricominciare daccapo, perché l'educazione e la formazione del bambino può avvenire contro i parametri naturali e le garanzie che la famiglia presenta in ogni epoca e in tutti i Paesi del mondo".

La decisione della Cassazione, però, per il quotidiano della Cei, non apre affatto le porte alla possibilità di adozione da parte delle coppie gay, perché i giudici avrebbero scelto semplicemente "il male minore" affidando il bambino alla madre, visto che il padre è considerato una persona violenta. "Del tutto fuori strada quindi - scrive il quotidiano cattolico - i commenti di chi ha subito colto l'occasione per gridare alla 'modernità' e alla 'lungimiranza' dei supremi giudici".

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