Addio Air Force Renzi, nel caos Diciotti e Autostrade il governo esulta
"Il simbolo dell'arroganza al potere non esiste più"

L'Air Force Renzi non volerà più. Sciolto il contratto di leasing con Ethiad per l'aereo di Stato mai usato dall'ex premier e di cui, invece, hanno usufruito il ministro Angelino Alfano e l'allora sottosegretario allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto. La lieta novella rimbalza sui social Cinquestelle proprio nei giorni dello stallo del governo su Autostrade e sul caso della nave Diciotti, ancorata a Catania con a bordo 150 migranti, dopo lo sbarco dei 27 minorenni seguito al via libera su Facebook del ministro dell'Interno. I commissari straordinari di Alitalia hanno accolto la richiesta del ministro della Difesa Elisabetta Trenta che su Facebook esulta: "L'aereo simbolo dell'arroganza al potere non esiste più".

Il gigante di acciaio verrà ripreso dalla compagnia degli Emirati Arabi e loro decideranno cosa farne. Nel frattempo resterà nell'hangar di Fiumicino, affittato apposta già dai precedenti Governi perché a Ciampino non ci sta a causa delle sue dimensioni. "Abbiamo messo a terra l'ego volante di Renzi", è l'annuncio roboante del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Promessa mantenuta. Era il 26 luglio quando il vicepremier Luigi Di Maio e Toninelli, dopo una conferenza convocata d'urgenza a Fiumicino, hanno fatto il loro ingresso nell'Airbus 340-500 e, scesa la scaletta, ne hanno annunciato la fine. "Questo aereo è il simbolo dell'Ancien Regime, non un regime dittatoriale ma quello dell'arroganza di un potere mandato a casa dai cittadini", si era lasciato sfuggire il titolare dello Sviluppo economico. Ieri come oggi l'esecutivo si trovava ad affrontare un momento di difficoltà.

Prima della pausa estiva si trattava delle nomine e dei vertici Rai (per altro non ancora risolto il nodo del presidente), ora a distanza di poco più di un mese le frizioni tra i gialloverdi sono aumentate con le divergenze sulla nazionalizzazione della gestione della rete autostradale e sui migranti con un conflitto che sfiora anche il Quirinale e la terza carica dello Stato. Meglio puntare dunque su di un risultato facile che unisce tutti come il taglio degli sprechi.

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