Aborto, Cirinnà: "Monito del Papa? Lo Stato è laico. Dal governo medioevalità e fascismo"

Dalle parole di Bergoglio alla mozione di Verona: intervista alla senatrice dem madrina della legge sulle unioni civili

"Il Papa fa il Papa, io faccio la parlamentare di uno Stato laico". La senatrice dem Monica Cirinnà, battagliera madrina della legge sulle unioni civili, di fronte alle parole di Bergoglio sull'aborto "come affittare un sicario per 'risolvere' un problema", si appella alla carta costituzionale e attacca il governo. "Ogni volta che Salvini e Di Maio aprono bocca esce un fumo nero di medioevalità, di fascismo, di ritorno ai peggiori valori revanscisti".

Il Papa ha lanciato un duro monito contro l'aborto, cosa ne pensa?
L'articolo 7 della Costituzione prevede una nettissima separazione tra Stato e Chiesa; io appartengo a un Parlamento di uno Stato laico, difendo la legge 194, che ha salvato la vita di tantissime donne che si sono potute affidare al servizio pubblico sanitario piuttosto che alle 'mammane'. Una legge che garantisce la libertà e l'autodeterminazione delle donne, che possono scegliere se avere un figlio o non averlo. La Chiesa cattolica fa la sua parte, parla ai suoi fedeli, io non giudico ma neanche mi faccio coinvolgere da polemiche; il Papa fa il Papa, io faccio la parlamentare di uno Stato laico.

L'ex capogruppo dem in Consiglio comunale a Verona ha votato una mozione anti-aborto della Lega, è preoccupata che anche nel Partito democratico ci siano queste spinte?
Il Pd negli ultimi anni è diventato un fritto misto, dobbiamo tornare a essere un partito saldamente legato agli ideali e ai valori della sinistra. Tra questi metto per primi la libertà, i diritti e la solidarietà; chi sta nel Pd deve sapere che sui diritti umani, sui diritti delle donne, sulle libertà non c'è posizione di coscienza che tenga.

Crede che, a 40 anni dalla sua entrata in vigore, la legge 194 sia a rischio?
Tutte le volte che si sono ottenuti dei diritti in Italia, con grandi battaglie parlamentari e di consapevolezza nel Paese, non si è mai tornati indietro. Penso al referendum sul divorzio, sull'interruzione di gravidanza; quando gli italiani hanno ottenuto un diritto non sono mai arretrati. Credo che questo governo gialloverde sia pericolosissimo, ogni volta che Salvini e Di Maio aprono bocca esce un fumo nero di medioevalità, di fascismo, di ritorno ai peggiori valori revanscisti; con autoritarismo cercano di imporre una linea che per fortuna non è maggioritaria nel Paese. A ridosso dell'entrata in vigore della legge sulle unioni civili avevano detto che avrebbero indetto un referendum per abolirla, ricordo che non hanno nemmeno raggiunto le firme necessarie per porre il quesito. Dopo di che, li attendo in commissione Giustizia e in Parlamento; io e tutti i democratici di questo Paese faremo da argine.

Alcuni esponenti del governo e della maggioranza, come il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana, non fanno mistero della propria contrarietà all'aborto; teme che certe posizioni si possano tradurre in politiche, come la proposta del senatore leghista Simone Pillon sull'affido condiviso?
Ognuno viene in Parlamento per portare avanti le cose in cui crede, poi, per fortuna, sui testi di legge c'è il vaglio di costituzionalità; io confido nella nostra Costituzione, che tutela i diritti e le libertà, nella Corte costituzionale e nel presidente della Repubblica, che sono i nostri organi più alti. Ove lorsignori tenteranno di portare testi per ritornare indietro, la sfida è aperta in Parlamento. Si combatterà nelle aule parlamentari e nel Paese.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata