A Roma si ricorda pool Palermo. Grasso: Falcone era fuoriclasse
Un seminario alla Procura Generale di Roma intitolato 'Il metodo investigativo del pool antimafia di Palermo'

Un ricordo di un periodo eccezionale nella storia italiana per la lotta alla criminalità organizzata, con le testimonianze di protagonisti come il presidente del Senato Pietro Grasso. L'occasione è stata un seminario alla Procura Generale di Roma intitolato 'Il metodo investigativo del pool antimafia di Palermo', che ha ripercorso quegli anni così complessi per la Sicilia e il Paese intero. Convitato di pietra Giovanni Falcone, l'indimenticato magistrato palermitano ucciso dalla mafia a Capaci il 23 maggio 1992. E' lui il personaggio chiave e lo si nota dagli interventi. Per l'ex giudice Giuseppe Di Lello Finuoli "di fatto il pool antimafia nasce nel 29 luglio 1983 dopo la morte di Chinnici e Falcone era il leader. Era rispettosissimo delle istituzioni, non voleva mai metterle in crisi. Il vero punto di svolta con il pool? Erano indagini serie. Per 3 mesi non dicemmo nulla sulle rivelazioni di Buscetta, oggi non sarebbe possibile". Ma su Falcone, che negli anni prima di morire dovette subire la delusione della mancata nomina alla successione di Caponnetto a Palermo, sono dense di significato le parole di Grasso. "Io capí subito che era un fuoriclasse da piccole cose. Quando mi presentai da lui, dopo essere stato nominato giudice a latere del maxiprocesso, mi disse: 'Vieni, ti presento il maxiprocesso'. In una stanza c'erano quattro pareti con 120 faldoni e 400mila carte processuali. Io dissi solo: Dov'è il primo volume e lui mi sorrise". Grasso ha aggiunto che il 10 febbraio del 1986, quando iniziò il maxiprocesso con 475 imputati, "tutti gli occhi del mondo erano puntati su di noi, ma dimostrammo che quando lo Stato vuole, in tutte le sue componenti, riesce a raggiungere risultati eccezionali". Il riferimento è alla legge Mancino-Violante, che 'congelava' i tempi del dibattimento nel conteggio dei termini della custodia cautelare. Nel corso del seminario non è mancata l'amarezza per i mancati scatti di carriera per la carriera di Falcone nonostante il successo per le condanne del maxiprocesso.


E se la giornalista Marcelle Padovani è sicura che oggi Falcone "si sentirebbe isolato e non si riconoscerebbe in alcuni atteggiamenti personalistici di alcuni colleghi palermitani", è impossibile non riflettere sulle parole dello stesso magistrato pronunciate poche settimane prima della sua morte. "Certamente è una situazione di grossa instabilità e molto pericolosa, temo che si verificheranno fatti gravi", dice a Corrado Augias in un video riproposto oggi. La speranza è che quegli anni non rimangano solo una foto ingiallita da tirare fuori in occasione di tragici anniversari.

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