"M5s pronto a larghe intese con Pd, Fi e Lega". Ma Di Maio smentisce Reuters
Il candidato premier ribadisce: "Convergenze sui temi, no alleanze, inciuci o scambi di poltrone di governo"

Larghe intese sì, larghe intese no. Per il Movimento 5 stelle il tema è delicato. E se una fonte anonima ha dichiarato a Reuters che i pentastellati sono pronti all'accordo con Pd, Forza Italia e Lega per governare, Luigi di Maio ha subito smentito.

L'agenzia inglese, citando una fonte che ha preferito rimanere anonima per la delicatezza del tema, sostiene che Di Maio, a Londra per un incontro coi rappresentanti dei maggiori fondi di investimento mondiali in un club privato a Knightsbridge, abbia parlato della possibilità di un'intesa se il M5s non dovesse avere i numeri per la maggioranza.

"Quanto riportato dall'agenzia Reuters non corrisponde al vero", ha subito replicato su Facebook il candidato premier M5s. "Agli investitori internazionali incontrati oggi a Londra ho ribadito ciò che ho sempre detto: che il giorno dopo le elezioni, se non dovessimo avere la maggioranza dei seggi, farò un appello pubblico a tutte le forze politiche invitandole a convergere sui temi e sulla nostra squadra di governo, senza alcun tipo di alleanze, inciuci o scambi di poltrone di governo" conclude. 

Cosa può essere successo? Probabile che Di Maio abbia effettivamente ripetuto agli inglesi il "mantra" che va ripetendo da settimane in Italia: in caso di parità appello alle forze politiche e si vede chi ci sta senza inciuci e scambi di poltrone. Un concetto che potrebbe aver suscitato negli uomini della City una domanda su quali forze politiche potrebbero essere  coinvolte e una risposta di Di Maio che potrebbe aver citato, per elenco esemplificativo: Lega, Forza Italia e Pd. Ovvia, poi, la smentita del leader pentastellato.

L'unica cosa certa è che Luigi di Maio, insieme all'economista Lorenzo Fioramonti, è volato a Londra per incontrare alcuni importanti fondi di investimento. Obiettivo spiegare il programma del M5S 'senza filtri' cercando di togliersi l'etichetta di populisti. "I fondi di investimento che abbiamo incontrato lamentavano poca conoscenza del Movimento 5 Stelle. Le notizie che avevano, inoltre, erano filtrate dai giornali italiani. Con questo incontro abbiamo fatto chiarezza sul nostro programma politico. Ci hanno chiesto di continuare questo dialogo", racconta Fioramonti.

"E' molto importante che il Movimento sia in conversazione continua con chi i soldi nel nostro paese li investe e vorrebbe investirne di più a fronte di una trasformazione dell'economia italiana. Erano tutti scontenti dello Status Quo", aggiunge. Di Maio, dal canto suo, punta forte sulla volontà di sburocratizzare l'Italia abolendo tutta una serie di leggi. "In cima a tutti i temi che stanno bloccando gli investimenti in Italia ci sono i tempi della giustizia", racconta, spiegando come il progetto del M5S sia stato ritenuto "valido" e che i feedback della giornata sono stato "ottimi". Un Di Maio istituzionale e non 'garibaldino' anche nei confronti dell'Europa con la quale ora la parola d'ordine è dialogo, a partire dalla questione del superamento del 3% del parametro deficit/Pil. "Il nostro primo obiettivo è ridurre gli sprechi. Quando avremo finito di recuperare risorse poi possiamo cominciare a ragionare sugli investimenti in deficit. Può anche darsi che non supereremo la soglia del 3% ma non la ritengo un tabù", dichiara.

M5S, TUTTI I CANDIDATI PER REGIONI E PER COLLEGI

Sul capitolo campagna elettorale, invece, il candidato premier guarda al futuro con grande fiducia. "Tutti i seggi uninominali per noi sono contendibili. Specie dopo la squadra che abbiamo creato, che credo farà la differenza", argomenta. L'obiettivo è chiaro: essere il primo partito ed aumentare il più possibile il 'gap' con le altre forze in campo, ma senza tirare per la giacchetta il presidente Mattarella. "Non c'è una percentuale specifica di voti per la quale debba darci il mandato di formare il nuovo governo", dichiara. "Se non avremo i numeri da soli prima cercheremo di formare un maggioranza poi andremo a chiederlo. Siamo la prima forza politica del paese e senza di noi è difficile trovare altri incastri. La sera del 4 marzo faremo un appello per non lasciare l'Italia nel caos".

Al momento Di Maio smentisce qualsiasi tipo di 'flirt', a partire da quello attribuitogli con la Lega. "So che oggi Salvini ha smentito questa possibilità. Lo faccio anche io così avete una doppia smentita", dice ai cronisti. In serata, però, l'agenzia Reuters lancia la notizia di cui all'inizio, basata su una persona che ha seguito l'evento a porte chiuse tra Di Maio e gli esponenti della City.  Lo stesso Di Maio, reagendo su Facebook, spiega però che "quanto riportato dall'agenzia Reuters non corrisponde al vero". Forse, il messaggio che lui ripete da tempo (lanciare un messaggio a tutte le forze politiche, e vedere chi aderisce a questo appello) è stato interpretato.

All'interno dei confini italiani, poi, non si placano le polemiche su alcuni candidati nelle liste del Movimento, rei di essere dei 'riciclati' da altre forze politiche. Uno squarcio che si è aperto con il caso dell'ammiraglio Rinaldo Veri, presentato ma subito ritiratosi perché in passato consigliere comunale ad Ortona in una coalizione guidata dal Pd. Di Maio però tira dritto e butta la palla nell'altra metacampo: "Stanno facendo le pulci ai nostri candidati quando dall'altra parte c'è 'Giggino 'a purpetta' (Luigi Cesaro candidato con Forza Italia) autista di Raffaele Cutolo che era il capo della nuova camorra organizzata", dice.

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