“Esprimiamo grande soddisfazione per l’approvazione, oggi in 8ª Commissione al Senato, dell’emendamento dei relatori che apre alla possibilità di ridurre il canone Rai. È un risultato politico importante per il centrodestra e una vittoria della Lega, che da anni porta avanti questa battaglia per alleggerire il peso del canone sulle famiglie italiane. Abbiamo già dimostrato che ridurre il canone è possibile. Il voto di oggi segna un nuovo passo verso un obiettivo storico del nostro movimento, ora condiviso dalla maggioranza. Continueremo a lavorare perché questa possibilità diventi un beneficio concreto per i cittadini, garantendo al tempo stesso le risorse necessarie al servizio pubblico”. Lo dichiarano i senatori della Lega Giorgio Maria Bergesio, Tilde Minasi e Manfredi Potenti, che hanno appena votato in commissione Ambiente, Transizione Ecologica, Energia, Lavori Pubblici, Comunicazioni, Innovazione Tecnologica del Senato.
Rosso (FI): “Nessun taglio canone e cda sarà libero da governo”
“Abbiamo votato tutti gli emendamenti principali che ridisegnano il sistema Rai. Abbiamo accantonato solo alcune riformulazioni di emendemaneti dell’opposizione, chiuderemo quei 5-6 emendamenti accantonati la prossima settimana, ma possiamo dire che il grosso della riforma è approvato”. Non nasconde la sua soddisfazione il senatore Roberto Rosso (FI), relatore del testo di riforma della Rai in accordo con i paletti del Media Freedom Act (Emfa). “I temi della stabilizzazione delle risorse e la possibilità di avere un piano industriale più lungo sono passati. Passiamo da 3 a 4 anni di durata del cda, poi se il canone dovesse avere diminuzioni, di introiti da gettito o se qualche governo decidesse in futuro di ridurre il prelievo, l’entità della tassa, quel governo sarebbe comunque obbligato a trovare compensazioni in modo tale che la Rai in questi 4 anni possa sapere sempre di quale risorse fisse poter disporre”, argomenta Rosso parlando con LaPresse. “Questo chiede l’Emfa”, ribadisce, sottolineando anche “un altro importante punto, che era togliere dall’influenza governativa i vertici. E allora rispetto alla norma precedente, quella di Renzi che prevedeva che fosse il Mef a nominare l’Amministratore delegato, adesso, ed è uno degli emendamenti passati, l’Ad verrà nominato esclusivamente dal Cda. Questo dà più garanzie di indipendenza”. Tuttavia, nelle ultime 24 ore si è tornati a parlare di possibilità di un ‘taglio’ al canone: “Smentisco il taglio del canone. Tutti gli anni la legge dice che il Mef decide l’entità del canone. Nel 2024 è stato ridotto e volontariamente il governo ha compensato con la fiscalità generale. Qui abbiamo detto che non va bene così. Se qualcuno vorrà tagliare il canone deve garantire le risorse. Anche oggi si può tagliare il canone, ora le possibilità sono invariate ma c’è un onere in più. Ce lo chiede l’Europa”. Riguardo il cda, invece, c’è chi osserva che sarà un cda sempre più di estrazione della maggioranza al governo: “Rispondo dicendo che avendo conservato l’impostazione attuale, i membri nominati dal Parlamento saranno sempre uno di maggioranza alla Camera e uno di maggioranza al Senato, e la minoranza di quella legislatura è al pari rappresentata. E chi nomina la Fondazione? Quelli della Fondazione non hanno idee politiche? Noi dobbiamo formalmente dare la libertà. Abbiamo fatto in modo che qualsiasi Cda non si senta dipendente dal governo, non ci sarà più quella preoccupazione. Una volta nominati saranno totalmente autonomi”, specifica Rosso, che tiene a rimarcare che “ci sembra di aver fatto un buon lavoro. Devo dire che rispetto ad altri provvedimenti c’è stata una grande collaborazione della minoranza che si è astenuta da alcuni emendamenti e ha votato una parte a favore. C’è stato anche un momento di confronto e di ascolto”.
L’allarme delle opposizioni e l’European Media Freedom Act
Ad allarmare le opposizioni sarebbe l’emendamento presentato dai relatori Claudio Fazzone e Roberto Rosso di Forza Italia sulla stabilizzazione delle risorse Rai che prevede, stando alla richiesta di stabilizzazione contenuta nell’European Media Freedom Act (Emfa), che indipendentemente dal gettito del canone Rai, l’azienda non potrà ricevere meno risorse dell’anno precedente ma che se dovesse accadere che il canone non sia sufficiente si dovrà “compensare con altre risorse pubbliche”. Nella mattinata di ieri, a lanciare l’allarme erano stati i consiglieri di amministrazione Rai, Alessandro di Majo, Davide Di Pietro, Roberto Natale, specificando che “anche se la proposta è ‘condizionata al reperimento di altre forme compensative di finanziamento pubblico’, rimane comunque incoerente con il Media Freedom Act, che all’articolo 5 chiede per i servizi pubblici ‘risorse finanziarie adeguate, sostenibili e prevedibili’”, avvertendo che “si rischia così di rendere il finanziamento della Rai più esposto alla discrezionalità politica e alle esigenze contingenti della finanza pubblica”.
Floridia (M5s): “E’ un trucco, i soldi li metteremo sempre noi”
“Dalle parti della maggioranza – sottolinea Barbara Floridia, già presidente della commissione di Vigilanza Rai – si stanno già preparando a sbandierare la fantomatica abolizione del canone Rai. Lo diciamo subito agli italiani: è un trucco. I soldi continueremo a metterli comunque noi. Quindi cosa cambia? Con la mano destra dicono ‘aboliamo il canone’. Con la sinistra si tengono il potere di decidere, anno dopo anno, quante risorse dare al servizio pubblico. E questo è il punto vero: una Rai che deve aspettare ogni anno il via libera del governo non è davvero indipendente. L’Europa chiede risorse adeguate, sostenibili e prevedibili. La soluzione noi la diciamo da tempo: aboliamo il canone, ma leghiamo le risorse al contratto di concessione, che dura 10 anni”, aggiunge la senatrice M5S.

