Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scelto Amatrice, a 10 anni dal devastante terremoto che mise in ginocchio tutta l’area, per l’inaugurazione dell’anno scolastico 2026/2027.
“La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti – ‘E’ aperta a tutti‘: così dispone l’articolo 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”, ha detto nel suo intervento.
“Ai miei tempi si facevano imparare a memoria composizioni poetiche, io mi chiedevo ‘ma perché dobbiamo fare questo sforzo di di memoria’? Ma adesso a distanza di decenni me le ritrovo, ogni tanto me le ripeto, mi fa piacere. Perché tutto quello che si acquisisce aiuta a pensare. La cultura fa liberi, è libertà”, ha detto rispondendo alle domande di alcuni ragazzi nel corso della cerimonia.
Quale suggerimento può dare a questi ragazzi per affrontare il futuro? “Di guardarlo con fiducia. La mia generazione ha visto trasformazioni immaginabili. Quando ero ragazzo non c’era internet, non c’erano i telefonini. La Tv era in bianco e nero, quella a colori è arrivata dopo. Ho visto trasformazioni profonde, ma sempre avendo fiducia nel futuro. Dovete averla. Mai guardare al passato”.
“Prevalgano convivenza e rispetto, al bando la violenza”
“I nostri bambini, i nostri studenti sono avanti a noi per tante cose, ma sappiamo che hanno bisogno di trovare fiducia, che il disagio può nascondersi nei loro comportamenti. Può nascondersi persino ai genitori. Serve padronanza degli strumenti tecnici, ma servono anzitutto valori umani. Nella scuola la convivenza e il rispetto devono prevalere mettendo al bando la violenza”, ha detto ancora Mattarella.
“Non lasciare soli insegnanti, genitori non tradiscano patto educativo”
“La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti: l’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla fondamentale alleanza con gli insegnanti”, ha detto Mattarella. “Ci sono violenze più subdole che richiedono antenne sensibili: il bullismo che infierisce sul più debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione, il disinteresse di chi volta le spalle davanti ad atti di viltà travestiti da bravate. Sono intollerabili gli episodi di violenza e sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento. Più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un’etica condivisa. Gli insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica”, ha aggiunto il Capo dello Stato.
Mattarella ricorda i tempi sui banchi: “C’era solo il calamaio”
“Un mio ricordo della scuola? Ho lasciato la scuola tre quarti di secolo fa, è passato veramente molto tempo. Però ho un ricordo delle elementari. Quest’estate ho visitato un piccolo centro, non c’è più la scuola elementare, hanno fatto un museo. Sui banchi c’era un foro… Era per il calamaio… Si scriveva solo con quello, era un esercizio difficile e spesso non riusciva”, ha ricordato Mattarella.

“La mia materia preferita? Storia“. Così Mattarella rispondendo alle domande di Alberto Angela nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice. “Abbiamo una cosa in comune”, ha replicato lo storico. “Ne abbiamo due – ha insistito il Capo dello Stato – abbiamo entrambi una pessima grafia“.
“Mai le macchine potranno sostituire gli insegnanti”
“Non ci potrà mai essere una macchina, per quanto intelligente, al posto di un insegnante”, ha poi detto il presidente rispondendo alle domande degli studenti. “Penso a quando si alza la mano, l’insegnante che sta spiegando e un ragazzo lo interrompe per chiedergli un chiarimento. L’insegnante capisce se vuol perdere tempo o se effettivamente vuole approfondire e farsi spiegare meglio, in maniera più efficace. Una macchina questo non lo può fare. Oppure se un insegnante sta interrogando e qualcuno ha un’esitazione, capisce se vuol dire che non è preparato o sta cercando il modo migliore di esprimere un concetto o una nozione che conosce bene. È difficile che la macchina possa farlo, per quanto intelligente possa essere“, ha aggiunto il Capo dello Stato.
“Cellulari per pensare non per consegnarsi ad algoritmo”
“Compito della scuola – ha sottolineato Mattarella – è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di usare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l’algoritmo decide di proporci. Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere computazionale: questa è missione della scuola”.
“Viviamo un cambiamento d’epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la nostra quotidianità. La società ha, come sempre, bisogno della scuola, e di una scuola all’altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora. Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell’oggi le risorse. E’ invece necessario investire sul futuro. Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza”, ha spiegato.
“Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare. Nell’universo digitale l’intelligenza artificiale e le reti social sono motori di grande potenza che offrono opportunità fino a ieri inimmaginabili. Dobbiamo peraltro saperne rimuovere i pericoli: di manipolazione della realtà, di colonizzazione del pensiero e dei sentimenti, di compressione – nascosta, invisibile, ma sostanziale – della libertà personale, di impoverimento dell’originalità e della creatività. Il progresso non va ostacolato né temuto né seguito con passività. Va orientato e continuamente verificato quanto alla garanzia del primato della persona. Per questo è necessario che le generazioni più giovani – e più capaci di usare i nuovi strumenti – crescano, tenendo insieme conoscenza e umanità, capacità tecnologiche e solidarietà”.
“Inondati di parole ma si può soffrire di isolamento, la scuola deve includere”
“Scoprire il proprio talento e contrastare l’omologazione sono anche chiavi per combattere dipendenze e solitudini. Oggi tutto ciò che accade ci sembra vicino. Siamo inondati di parole e immagini che provengono da ogni dove. Il paradosso è che nel mezzo di tante comunicazioni incessanti si può soffrire di isolamento e di abbandono. La scuola deve includere, recuperare, ricostruire”, ha sottolineato.
“Ripartiamo da ferite, Amatrice-Arquata-Norcia capitali d’Italia”
“Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire. Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, nella giornata della scuola, sono capitali d’Italia per sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere e la volontà di condividerne attese e prospettive”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice.

